Mi rifaccio viva dopo lunga assenza con un post riflessivo.
Non illudetevi: sono sempre la solita becera incazzosa, solo che l'arrivo dell'autunno e il cielo grigio mi rendono un tantinello meno sarcastica e un cincinnino più poetica.
Sono appena tornata dalla stazione, come spesso avviene il giovedì, con due biglietti freschi freschi pistoia-vercelli vercelli-pistoia e un ceninaio di euro in meno. Questo è quanto costa a me l'amore. E non è tanto, basti pensare quanto è costato e costerà ancora al nostro caro presideeente.
Come ogni giovedì una coda assurda alla biglietteria: quelli che non sanno bene dove vogliono andare e come deve fare per andarci (ma se vogliono so ben io dove mandarli), quelli che chiedono biglietti per viaggi assurdi, quelli che "non voglio acquistare il biglietto adesso, voglio solo informarmi, tanto se parto parto intorno a Natale" e quelli che "ma io volevo solo un biglietto per Firenze e mi tocca a fare due ore di fila" (brava fava, ma la biglietteria automatica no eh?)
Dicevo, nonostante la culona arrogante in coda avanti a me che ci ha messo un'ora per avere informazioni su un viaggio che doveva fare "più in là" alla fin fine non sono rientrata a casa arrabbiata e nervosa. Anzi, sapete cosa? Sono proprio contenta di partire venerdì.
Direte: bella roba, chiaro che hai voglia di partire, vai dal tuo ragazzo.
No, non è solo questo. Certo che sono felice di vedere il mio fidanzato. Ma a volte mi fa piacere anche il viaggio in sè. Sì, proprio quello scomodissimo viaggio che dura 5 ore e mi fa cambiare vari treni.
In fondo, se non mi fosse piaciuto viaggiare in treno non sarei stata con Loris.
In treno, soprattutto col nuovo supponentissimo freccia rossa sei fuori dal mondo. Vedi le case, le auto, le strade fuori dal finestrino che sfrecciano via veloci e non fanno rumore. Sei in una specie di limbo animato da rumori tutti suoi: ronzii, passi, a volte pianti di bambini (accidenti a chi ce li porta) telefonate, chiacchiere, risa. E' il momento ideale per il mio hobby preferito: la lettura.
Adoro leggere polpettoni storici in treno mentre fuori il tempo rannuvola. Adoro perdermi, non sapere più in che parte di mondo sono o quanto manca ad arrivare, chi ho accanto o chi ho davanti. Vivere dentro le pagine del libro che sto leggendo.
Queste 5 ore (anche quelle sui regionali contano, anche quelle le passo leggendo) mi servono per ricaricarmi, per staccarmi dalla realtà e vivere in un mondo mio. Un mondo che di volta in volta posso cambiare, sulla base dei libri che scelgo.
Ecco alcuni dei libri che ho letto in questi quasi due anni in treno che mi sono piaciuti di più. Se non vi piacciono i libri storici e molto molto descrittivi non provateci nemmeno a leggerli. E non criticatemi, i gusti sono gusti:
C. W. Gortner "L'ultima regina"
M. Faber "Il petalo cremisi e il bianco"
E. Zola "Al paradiso delle signore"
M. Orths "La figlia del sole e della pioggia"
G. Arthur "Memorie di una geisha"
giovedì 1 ottobre 2009
mercoledì 29 luglio 2009
Ancora tratto dal sito "Italia dall'estero"
E siamo messi di nulla!!
Articolo di Società cultura e religione, pubblicato martedì 21 luglio 2009 in Gran Bretagna.
[The Guardian]
Come dimostra lo scarso spazio dedicato alle conversazioni intime registrate tra le lenzuola di casa, il Presidente del Consiglio italiano ha instaurato una cultura dell’informazione tipica dei regimi autoritari.
Riguardo alle registrazioni di Berlusconi, probabilmente la cosa che colpisce maggiormente è che la maggior parte degli italiani sappia solo vagamente della loro esistenza, quando non la ignorano del tutto.
Il fatto che il periodico d’informazione L’Espresso abbia pubblicato sul proprio sito le registrazioni realizzate da una donna che dice di essere andata a letto con lui lo scorso novembre, nella speranza di assicurarsi denaro o influenze, non è stato riportato dalla maggior parte dei telegiornali di ieri sera. Per quanto io sappia, la storia è stata ignorata non solo dai canali Mediaset di Silvio Berlusconi, ma anche dal primo e secondo canale pubblico, la RAI, e da La7, di proprietà Telecom Italia. Insieme, totalizzano i due terzi del pubblico nella fascia d’ascolto serale.
Si potrebbe obiettare che, poiché le registrazioni e le trascrizioni sono state rese disponibili su internet e poiché sono state riportate dalla stampa, non importa che la TV non se ne sia interessata. Ma ciò trascura due punti cruciali.
Il primo è che l’Italia è tra le nazioni più indifferenti a internet. Secondo un’inchiesta del Guardian lo scorso anno meno di un terzo della popolazione aveva accesso al web e quegli italiani che erano collegati usavano internet relativamente poco. La media sull’intera popolazione era di solo due ore a settimana. Questo potrebbe spiegare perché persino Mediaset fosse oggi felice di pubblicare una storia riguardante le registrazioni sul suo sito (con la naturale conclusione della tesi dell’avvocato di Berlusconi per cui sono false).
Il secondo punto importante è che, anche prima dell’arrivo dell’informazione libera su internet, solo un italiano su dieci comprava i quotidiani.
Il passaparola diffonderà senza dubbio la conoscenza dei nastri, nello stesso modo in cui ha diffuso una consapevolezza generalizzata che c’è uno scandalo che coinvolge il Presidente del Consiglio ed alcune donne. Ma è improbabile che voci e pettegolezzi cambino il fatto che i dettagli dell’intera faccenda, insieme alle sue ramificazioni di interesse pubblico, rimangono ampiamente sconosciuti alla maggior parte delle persone in Italia. Questa è un’importante ragione per cui a Berlusconi è stato possibile ignorare le richieste di sue dimissioni.
La controversia originale riguardava la chiara accusa della moglie di Silvio Berlusconi per il suo “frequentare minorenni”, come è emerso per la sua partecipazione alla festa per il diciottesimo compleanno dell’aspirante attrice e modella Noemi Letizia.
L’altro giorno mi sono trovato (non esattamente per la prima volta) ad avere una discussione con un tassista romano. È emerso gradualmente che partivamo da due punti di vista diametralmente opposti. Lui aveva sentito la spiegazione di Berlusconi (che la ragazza era la figlia di un vecchio amico) che era sostenuta dai notiziari televisivi, e dava al Presidente del Consiglio il beneficio del dubbio. Ma era all’oscuro del fatto che la spiegazione di Berlusconi non aveva retto ad un successivo esame minuzioso, perché questo piccolo dettaglio appariva solo in qualche quotidiano.
Ciò che osserviamo in Italia è l’emergere di una cultura dell’informazione tipica dei regimi autoritari. Ci sono gli informati: essi includono quelli che leggono giornali come La Repubblica, Il Corriere delle Sera e La Stampa, coloro che abitualmente navigano in rete (soprattutto giovani), e quelli che ascoltano le poche stazioni radio indipendenti come Radio 24 Ore.
Quindi ci sono i molto più numerosi disinformati che ancora apprendono le notizie dai telegiornali controllati direttamente o indirettamente da Berlusconi. Questa è una situazione anomala e allarmante in una democrazia occidentale europea, ed ancora di più perché i disinformati sono convinti di essere bene informati come gli altri. Si indignano, si arrabbiano persino, se gli si suggerisce il contrario.
Prima della caduta del muro di Berlino, c’era una zona della Germania Est comunista vicino a Dresda nota scherzosamente come Tal der Ahnungslosen (la Valle della Disinformazione). A causa di strambe condizioni topografiche o atmosferiche, i suoi abitanti non potevano ricevere i segnali TV dall’occidente e quindi dovevano arrangiarsi con le notizie date loro dal regime.
Senza dubbio non erano interamente disinformati. Senza dubbio i turisti in zona dicevano loro ciò che sapevano. Senza dubbio, qualcuno fra i giovani che andavano a Berlino per studiare tornava bisbigliando racconti di una realtà diversa e proibita. Ma essenzialmente la visione del mondo che questi sfortunati avevano era comunque formata dai loro leader.
Siamo abituati a pensare all’Italia come ad una nazione stretta e lunga con una spina dorsale montagnosa. Ma fino a quando Silvio Berlusconi rimarrà in carica faremmo meglio ad immaginarla attraversata da un vasto e profondo crepaccio - una nuova Valle della Disinformazione.
Articolo di Società cultura e religione, pubblicato martedì 21 luglio 2009 in Gran Bretagna.
[The Guardian]
Come dimostra lo scarso spazio dedicato alle conversazioni intime registrate tra le lenzuola di casa, il Presidente del Consiglio italiano ha instaurato una cultura dell’informazione tipica dei regimi autoritari.
Riguardo alle registrazioni di Berlusconi, probabilmente la cosa che colpisce maggiormente è che la maggior parte degli italiani sappia solo vagamente della loro esistenza, quando non la ignorano del tutto.
Il fatto che il periodico d’informazione L’Espresso abbia pubblicato sul proprio sito le registrazioni realizzate da una donna che dice di essere andata a letto con lui lo scorso novembre, nella speranza di assicurarsi denaro o influenze, non è stato riportato dalla maggior parte dei telegiornali di ieri sera. Per quanto io sappia, la storia è stata ignorata non solo dai canali Mediaset di Silvio Berlusconi, ma anche dal primo e secondo canale pubblico, la RAI, e da La7, di proprietà Telecom Italia. Insieme, totalizzano i due terzi del pubblico nella fascia d’ascolto serale.
Si potrebbe obiettare che, poiché le registrazioni e le trascrizioni sono state rese disponibili su internet e poiché sono state riportate dalla stampa, non importa che la TV non se ne sia interessata. Ma ciò trascura due punti cruciali.
Il primo è che l’Italia è tra le nazioni più indifferenti a internet. Secondo un’inchiesta del Guardian lo scorso anno meno di un terzo della popolazione aveva accesso al web e quegli italiani che erano collegati usavano internet relativamente poco. La media sull’intera popolazione era di solo due ore a settimana. Questo potrebbe spiegare perché persino Mediaset fosse oggi felice di pubblicare una storia riguardante le registrazioni sul suo sito (con la naturale conclusione della tesi dell’avvocato di Berlusconi per cui sono false).
Il secondo punto importante è che, anche prima dell’arrivo dell’informazione libera su internet, solo un italiano su dieci comprava i quotidiani.
Il passaparola diffonderà senza dubbio la conoscenza dei nastri, nello stesso modo in cui ha diffuso una consapevolezza generalizzata che c’è uno scandalo che coinvolge il Presidente del Consiglio ed alcune donne. Ma è improbabile che voci e pettegolezzi cambino il fatto che i dettagli dell’intera faccenda, insieme alle sue ramificazioni di interesse pubblico, rimangono ampiamente sconosciuti alla maggior parte delle persone in Italia. Questa è un’importante ragione per cui a Berlusconi è stato possibile ignorare le richieste di sue dimissioni.
La controversia originale riguardava la chiara accusa della moglie di Silvio Berlusconi per il suo “frequentare minorenni”, come è emerso per la sua partecipazione alla festa per il diciottesimo compleanno dell’aspirante attrice e modella Noemi Letizia.
L’altro giorno mi sono trovato (non esattamente per la prima volta) ad avere una discussione con un tassista romano. È emerso gradualmente che partivamo da due punti di vista diametralmente opposti. Lui aveva sentito la spiegazione di Berlusconi (che la ragazza era la figlia di un vecchio amico) che era sostenuta dai notiziari televisivi, e dava al Presidente del Consiglio il beneficio del dubbio. Ma era all’oscuro del fatto che la spiegazione di Berlusconi non aveva retto ad un successivo esame minuzioso, perché questo piccolo dettaglio appariva solo in qualche quotidiano.
Ciò che osserviamo in Italia è l’emergere di una cultura dell’informazione tipica dei regimi autoritari. Ci sono gli informati: essi includono quelli che leggono giornali come La Repubblica, Il Corriere delle Sera e La Stampa, coloro che abitualmente navigano in rete (soprattutto giovani), e quelli che ascoltano le poche stazioni radio indipendenti come Radio 24 Ore.
Quindi ci sono i molto più numerosi disinformati che ancora apprendono le notizie dai telegiornali controllati direttamente o indirettamente da Berlusconi. Questa è una situazione anomala e allarmante in una democrazia occidentale europea, ed ancora di più perché i disinformati sono convinti di essere bene informati come gli altri. Si indignano, si arrabbiano persino, se gli si suggerisce il contrario.
Prima della caduta del muro di Berlino, c’era una zona della Germania Est comunista vicino a Dresda nota scherzosamente come Tal der Ahnungslosen (la Valle della Disinformazione). A causa di strambe condizioni topografiche o atmosferiche, i suoi abitanti non potevano ricevere i segnali TV dall’occidente e quindi dovevano arrangiarsi con le notizie date loro dal regime.
Senza dubbio non erano interamente disinformati. Senza dubbio i turisti in zona dicevano loro ciò che sapevano. Senza dubbio, qualcuno fra i giovani che andavano a Berlino per studiare tornava bisbigliando racconti di una realtà diversa e proibita. Ma essenzialmente la visione del mondo che questi sfortunati avevano era comunque formata dai loro leader.
Siamo abituati a pensare all’Italia come ad una nazione stretta e lunga con una spina dorsale montagnosa. Ma fino a quando Silvio Berlusconi rimarrà in carica faremmo meglio ad immaginarla attraversata da un vasto e profondo crepaccio - una nuova Valle della Disinformazione.
martedì 14 luglio 2009
Scusate la prolungata assenza
venerdì 5 giugno 2009
Non ho parole...
Articolo ripreso dal sito italiadallestero
Intervista di Berlusconi ‘manipolata’ per la TV
Articolo di Politica interna, Società cultura e religione, pubblicato mercoledì 3 giugno 2009 in Olanda.
[Algemeen Dagblad]
Roma - L’emittente pubblica italiana RAI oggi ha superato se stessa nel sottomettersi al premier Berlusconi.
I giornalisti della RAI di solito tremano all’idea di porre al premier domande che non gli aggradano.
Per questo motivo, nel corso delle ultime settimane, i telegiornali hanno trattato la notizia della presunta relazione di Berlusconi con una minorenne con la massima prudenza, notizia che ha invece causato forti polemiche sui giornali.
Per contro, è stato dato molto spazio a un’ intervista della CNN a Berlusconi, nel corso della quale il premier sostiene, senza contradditorio, che tutte le voci che circolano sono fondate unicamente su calunnie della sinistra.
Le emittenti di Berlusconi ne hanno trasmesso lunghi spezzoni, ma sia il primo che il terzo canale della RAI hanno fatto ancora di meglio, trasmettendo una versione ‘manipolata’ dell’intervista della CNN.
Nelle immagini che hanno utilizzato infatti si vede, alla sinistra del premier, il simbolo elettorale del suo partito: un cerchio con la scritta BERLUSCONI PRESIDENTE. Nel fimato della CNN non c’era, ma la RAI lo ha aggiunto sovrapponendo alle parole dette dal premier all’emittente americana le immagini di un’intervista dell’emittente commerciale italiana Videolina. Il proprietario di Videolina, un fan di Berlusconi, ha aggiunto il logo del partito al filmato, che ha poi passato alla RAI. Usando quelle immagini, anche la RAI ha trasformato l’intervista con la CNN in uno spot elettorale per Berlusconi.
Anche al cinema si lavora per la campagna elettorale. Nel film Una notte al Museo 2, da poco nelle sale, il protagonista Ben Stiller incontra un Napoleone, che gli racconta che in Italia circola un suo discendente, un tempo “cantante su una nave, e che a certi piace molto”. Nella versione doppiata in Italiano, la frase è diventata: “che piace molto a tutti”.
Intervista di Berlusconi ‘manipolata’ per la TV
Articolo di Politica interna, Società cultura e religione, pubblicato mercoledì 3 giugno 2009 in Olanda.
[Algemeen Dagblad]
Roma - L’emittente pubblica italiana RAI oggi ha superato se stessa nel sottomettersi al premier Berlusconi.
I giornalisti della RAI di solito tremano all’idea di porre al premier domande che non gli aggradano.
Per questo motivo, nel corso delle ultime settimane, i telegiornali hanno trattato la notizia della presunta relazione di Berlusconi con una minorenne con la massima prudenza, notizia che ha invece causato forti polemiche sui giornali.
Per contro, è stato dato molto spazio a un’ intervista della CNN a Berlusconi, nel corso della quale il premier sostiene, senza contradditorio, che tutte le voci che circolano sono fondate unicamente su calunnie della sinistra.
Le emittenti di Berlusconi ne hanno trasmesso lunghi spezzoni, ma sia il primo che il terzo canale della RAI hanno fatto ancora di meglio, trasmettendo una versione ‘manipolata’ dell’intervista della CNN.
Nelle immagini che hanno utilizzato infatti si vede, alla sinistra del premier, il simbolo elettorale del suo partito: un cerchio con la scritta BERLUSCONI PRESIDENTE. Nel fimato della CNN non c’era, ma la RAI lo ha aggiunto sovrapponendo alle parole dette dal premier all’emittente americana le immagini di un’intervista dell’emittente commerciale italiana Videolina. Il proprietario di Videolina, un fan di Berlusconi, ha aggiunto il logo del partito al filmato, che ha poi passato alla RAI. Usando quelle immagini, anche la RAI ha trasformato l’intervista con la CNN in uno spot elettorale per Berlusconi.
Anche al cinema si lavora per la campagna elettorale. Nel film Una notte al Museo 2, da poco nelle sale, il protagonista Ben Stiller incontra un Napoleone, che gli racconta che in Italia circola un suo discendente, un tempo “cantante su una nave, e che a certi piace molto”. Nella versione doppiata in Italiano, la frase è diventata: “che piace molto a tutti”.
lunedì 1 giugno 2009
Deliri in famiglia

Più ci penso e più mi sembra che ci sia una sorta di sadica punizione divina in tutto questo. Una pena da scontare per una cazzata commessa nella mia vita precedente.
Non ho scelto io di essere come sono, oppure solo in parte. Chi mi conosce sa che sotto sotto io sono un po' una specie ometto intrappolato in un corpo da donna. Sono eterosessuale, questo è certo, ma di femminile c'ho ben poco. A parte la fissazione dei peli superflui a me dei vestiti, dello shopping, delle cure estetiche mi interessa poco. Sono fatta così.
Quindi probabilmente per questo motivo capisco poco chi si agita tanto per certe cose. Come un matrimonio.
Ora, capirei se il matrimonio fosse il mio (ipotesi alquanto remota, ma comunque sono certa che in tal caso mi adopererei in ogni modo per cercare di apparire al meglio) o se fossi testimone di nozze, sorella, madre degli sposi. Ma io non sono nulla di tutto questo, solo un'invitata a un matrimonio, come del resto lo è mia madre. Di un'amica storica, ok, ma solo un'invitata.
Il vestito ce l'ho. Nessuno può darmi torto se “riciclo” quello della laurea. Mi piace un sacco, l'ho pagato parecchio, mi sta pure bene e l'ho indossato una volta sola e proprio per questi motivi sono felice di avere una seconda occasione per indossarlo.
Certo, è un po' scollato e io non sono per niente abbronzata, anzi, sono bianca come un cadavere. Ma io odio il sole e non ho avuto tempo di andare al mare. Quanto al solarium, non c'è storia, non me ne farò mai uno. Bianca sono e bianca rimango. Bastano e avanzano Berlusconi e Carlo Conti con le loro carnagioni color castagnaccio.
Dalla parrucchiera non posso andare: il matrimonio è lunedì e i parrucchieri sono chiusi. Poi se mi ci metto di impegno so sistemarli anche da me, ora che sono corti.
Certo, se domani piovesse, questo scoccerebbe un po' ma non dipende certo da me.
Alla luce di questi fatti mi pare tutto sotto controllo, no?
E allora mi spiegate perchè mia madre è tutta in fibrillazione e mi scassa da morire?
Da quando l'ha saputo non fa altro che parlare di questo matrimonio, di fare cose finalizzate al matrimonio.
Prima l'ansia da regalo di nozze. Grazie alla lista è stato facile, e allora perché si sgomentava?
Poi la trafila dell'abito. E come mi vesto io, e come si veste il babbo, oddio oddio non abbiamo niente, andiamo qua, andiamo là, no qui no non hanno la roba che mi piace a me, andiamo a Firenze, sì ora l'abito c'è ma mancano le scarpe.
Dove trovo le scarpe? Aiuto aiuto, cerchiamo le scarpe, quasi quasi me le faccio prestare dalla zia anzi no le compro anzi no me le presta o forse le compro.
Manca solo la borsa. Ma di borse non ne ho, chissà se ne compro un'altra, no là non ce ne stava bene una, Marta, tu hai borse da prestarmi? No questa non ci sta bene, via, girerò tutti i negozi finché non trovo una borsa.
Ma tu cosa ti metti? Il vestito della laurea? Ma sei sicura? Te lo sei già messo! Sì mamma, me lo son messa solo il giorno della laurea. Non è che son andata a fare l'orto poi con quel vestito lì, ti pare? Sì, anche la giacca non me la sono più rimessa. Di scarpe ne ho due paia che ci stanno bene, non ti preoccupare. Dipende da che tempo farà. No, mamma, non ho borse nuove. La nera che mi ha regalato la zia penso che andrà benissimo...No, Marta, quella è troppo “usualina” (cazzo vuol dire usualina?). Ne ho vista una bellina, rosa chicco in quel negozio l'altro ieri. Perché non vai e te la compri? L'hai già detto tu, mamma, perché non vado e me la compro: perché è rosa chicco.
E i capelli? Come farai con i capelli? Me li sistemo da me, mamma. Ma sei sicura? Non sarà meglio andare dalla parrucchiera che è aperta il lunedì, quella che ho scovato io? No mamma, preferisco farmeli da sola e magari averli leggermente il disordine che mettere la mia testa in mano a chi non conosco e magari ritrovarmi con una cofana stile Stephanie di Beautiful negli anni '80.
Poi oggi la TRAGEDIA. Viste le previsioni meteo disastrose mia mamma ha radunato il gran consiglio: mia zia. Oddio, ma se piove, ma avrò freddo, ma avrò caldo...No no qua ci vuole una giacca, uno scialle non basta. No, il golfino fa sciatto. Marta, ma te ce l'hai una giacca? Certo mamma, ho la giacca abbinata al vestito. E le scarpe! Oddio le scarpe! Io ho i sandali!! E se piove come faccio? Devo assolutamente comprarne un paio chiuse perché se dovesse piovere...Marta e te come farai? Ho due paia di scarpe adatte mamma: un paio di sandali o delle scarpine chiuse. Le scelgo sulla base del tempo che farà.
Da qui serie di discorsi frenetici e sconclusionati con mia zia...Ma ti ricordi al matrimonio di nostra quadriscugina Gigetta nel '91 quando ci vestimmo pesanti e invece era caldo? Ti ricordi quando si sposò Gandolfo anni '70, quando piovve tutto il tempo, avevo sbagliato a mettermi i sandali. Sì, perché quello di Ramunzia nell'85, quando fecero il rinfresco all'aperto e venne quel terribile acquazzone?
Vanno avanti da ieri e ancora stanno parlando. E si sposa la figlia di un'amica, non una parente stretta...
Poi la gente si stupisce che io non mi voglia sposare e mi chiede il perché!!!
sabato 30 maggio 2009
Riparlando di ex

Il blog di un'amica mi ha fatto decidere di postare questo pezzo scritto qualche tempo fa
Qualche notte fa ho sognato il mio EX. Non un ex a caso ma il mio primo ragazzo o, come dice Giova quando si riferisce a lui, “L'EX” pronunciato con voce profonda e tremante da film dell'orrore, a voler sottolineare lo scompiglio allucinante che la sua figura ha provocato nella mia esistenza.
Nel mio sogno, contro ogni mio pronostico che lo davano calvo al 98,9% dei casi, aveva ancora tutti i capelli suoi, oppure Cesare Ragazzi aveva fatto un ottimo lavoro.
Anche i lineamenti nobili della sua faccia erano più o meno rimasti invariati.
Quando stavamo insieme aveva davvero un bel viso. Non di quelle bellezze sconvolgenti che attizzano le donne e che le fanno pensare “mamma mia che bel figaccione come me lo farei”. La sua era più una bellezza elegante, delicata, raffinata, non certo una bellezza di quelle che fanno sesso stile attore di Hollywood, direi più che aveva la classica e mesta bellezza da attore di fiction italiana di prima serata, ecco. Di quelli carini, efebici e senza un culo da paura. Sono piacevoli a vedersi ma sicuramente la prima cosa che ispirano non è certo il sesso. Con quella faccia lì, fosse stato 10 cm più alto e avesse fatto un provino sicuramente l'avrebbero preso a cinecittà per una di quelle serie di 5-10 puntate. Con un paio di favoriti non ci sarebbe stato Jacopo Ortis migliore di lui mentre scrive le sue ultime lettere in una serie tv realizzata coi piedi, avrebbe potuto essere credibilissimo nel ruolo di protagonista nella fiction dedicata al primo inventore della zigrinatura sulla gomma del pedale dell'acceleratore, o, con meno pretese, come un cugino alla lontana di Elisa di Rivombrosa. A quanto mi risulta non ha mai fatto provini o carriera nel piccolo schermo e probabilmente è stato un errore. Se l'avesse fatto sono certa che l'avrebbero preso e che adesso avrebbe un bel gruzzoletto da parte. Ma queste sono mie supposizioni che non hanno nulla a che fare con quello che voglio dire.
Non è un fatto insolito, almeno per me, sognare gli ex. Anche se non è un mio sogno ricorrente. A volte capita che li sogni, tutto qui, come mi capita di sognare di essere ancora alle superiori e di essere impreparata per l'interrogazione di inglese. Ma sognare lui e in quel contesto mi ha lasciato un po' stranita.
No, tranquilli, non ho sognato di andarci a letto. Semplicemente ho sognato che ci parlavamo e in un certo qual senso sognare questo è quasi più assurdo che sognare di esserci andata a letto.
Conobbi il mio ex l'ultimo anno di superiori. Se ne fossi veramente innamorata o meno, questo ancora non so dirlo, né credo ne sarò mai in grado. Quello che so è che fu una storia sognata, idealizzata, perfetta per molti aspetti. Era primavera e andavamo in due sul suo scooter. Nella campagna fiorentina c'erano piante di glicine fiorite ovunque. Buffo come ancora oggi, a distanza di dieci anni, il glicine e il suo odore dolciastro me lo ricordino. La scuola era a fine, gli esami vicini ma non ce ne curavamo. Facevamo l'amore e andavamo a giro.
Come tutto sia andato avanti, sia cambiato, si sia evoluto non saprei dirlo. Non ho le idee chiare su cosa sia successo dopo, solo ricordi confusi. So solo che la storia andò avanti per qualche anno, poi finì. Una fine molto dolorosa per me.
Inizialmente detti la colpa della mia sofferenza al fatto che ne fossi ancora innamorata ma mentivo, a me stessa e a lui. Non l'amavo. L'amavo perché mi aveva lasciata. L'amavo perché con lui avevo passato, almeno in parte, un bel periodo.
Poi c'è stato un certo periodo in cui ho continuato a soffrire, forse per quella serie di strani sentimenti che si fanno largo alla fine di ogni storia: l'orgoglio ferito, il cambio di abitudini, l'insicurezza di dover nuovamente affrontare la vita da sola, la rabbia che lui si fosse rifatto una vita mentre io invece ero single e me la passavo male. Il desiderio di rivalsa, forse di vendetta mi portarono fra altre braccia, a provare ad essere quella che non ero. Poi l'odio nei suoi confronti, il voler negare quasi la sua esistenza.
Era la mia prima storia seria, la mia prima storia seria che finiva, e mi ci volle un bel po' di tempo prima di tornare in carreggiata.
Credo sia stato questo, il fatto che fosse la mia prima esperienza di storia finita male, insieme a tutto un susseguirsi di fasi tumultuose, di eventi confusi, a far sì che ancora oggi, a distanza di anni, quando ormai il suo ricordo non è che un puntino lontanissimo in una vita del tutto diversa, che il suo nome sia ricordato un con tremito da film dell'orrore nell'immaginario collettivo. Buffo come una faccia da fiction si sia trasformata in una faccia da horror.
Poi questo sogno. Niente di trascendentale se si vuole, nulla di anormale. Mi trovavo a casa sua, in camera di sua sorella che adesso se ne era andata ed era diventata la sua. E parlavamo. Mi stava raccontando cheera prossimo alle nozze e mi faceva vedere la sua ragazza in una foto che teneva sul comodino. Una bella ragazza dal viso fresco e solare, con lunghi riccioli neri e un gran sorriso. Ero felice che si sposasse.
La stanza era luminosa come me la ricordavo, con quel forte odore di legno che mi piaceva tanto. A un certo punto facevo notare al mio ex come alcune cose della camera fossero cambiate: c'era una nuova scrivania, erano stati tolti i pelouches dal baule accanto al letto e anche le tende avevano colori diversi. E gli chiedevo se per caso non era nel bagno piccolo che era rimasta una mia trousse della Pupa alla quale tenevo particolarmente e che per lungo tempo avevo cercato invano.
I suoi occhi nel sogno si sono fatti tristi e mi hanno fissata a lungo. Poi mi ha detto “Che strana sensazione. Per te è come se in questa stanza per tutti questi anni il tempo non fosse mai trascorso. Ricordi esattamente com'era quando stavamo insieme, tutti i particolari e hai continuato a ricordarla così per tutto questo tempo. Io invece, vivendoci, non ci ho mai fatto caso. Non mi sono mai accorto dei piccoli cambiamenti che ci sono stati nel corso degli anni, essendo sempre rimasto qui, ma tu hai notato tutto”.
Così finiva il mio sogno, con questa nota di strana malinconia.
E in effetti è così. L'ultima volta che vidi il mio ex fu nel 2001. Stavamo ancora insieme. Ci salutammo in un caldo pomeriggio di luglio alla stazione di Firenze. Stavo partendo per il mare. Salii sul treno con gli occhi gonfi di lacrime. Eravamo in crisi e non sapevo cosa mi aspettasse al ritorno delle ferie. Quando rientrai a casa, due settimane dopo, ci sentimmo solo fugacemente per telefono. Si era innamorato di un'altra con la quale aveva iniziato una storia in mia assenza. Fu molto duro, violento verbalmente. Non desiderava rivedermi mai più. A lungo cercai il confronto ma invano. Avrei voluto rivederlo, anche solo per riavere la mia roba e rendergli la sua ma lui non volle, neppure a distanza di mesi, forse temendo che io fossi sempre innamorata di lui, che potessi creargli problemi con la sua nuova fidanzata. Dopo mesi di tentativi mi arresi. Alla fine questa storia finita una lezione me l'aveva data: non puoi pretendere che le persone cambino. Puoi solo condividerne o meno le scelte, ma alla fine la sola cosa da fare è accettare che non tutti la pensino come te. Non ha alcun senso lottare contro i mulini a vento come Don Chisciotte.
Così non l'ho mai più rivisto, o incontrato per sbaglio in un posto qualunque. Non so che aspetto abbia adesso, cosa faccia nella vita e se, come suppongo, abbia perso i suoi capelli che all'epoca già cominciavano a diradare.
Il sogno della scorsa notte mi ha fatto capire perché questa storia, ormai un vaghissimo ricordo di un'amore che non fa più parte della mia vita, nella quale sono passati altri amori più forti e travolgenti, ancora mi crei malinconia e perché ogni volta che sento l'odore del glicine un groppo mi stringa la gola.
Non era l'amore finito, la ferita della sconfitta. Non era l'odio o la rabbia. Queste sono cose che col tempo si affievoliscono fino a svanire, uno dei grandi regali che ci concedono gli anni che passano.
E' la malinconia del passato rinnegato, la certezza di sapere di non essere nemmeno un ricordo, quando forse lo scopo unico che come esseri umani geneticamente ci prefiggiamo è quello di essere ricordati.
E' la certezza che se adesso, dopo tanti anni, ci rincontrassimo fortuitamente, probabilmente non ci riconosceremmo o fingeremmo di non conoscersi, quando invece forse quello che vorrei sarebbe salutarlo, stringergli la mano e dirgli “ciao, come stai? Io sto bene, mi ricordo ancora di te con un sorriso”.
martedì 26 maggio 2009
E guardo il mondo da un oblò...

Dopo aver trascorso una settimana dopata a base di aulin e penicillina causa ascesso a un dente, eccomi di nuovo qua, di nuovo col volto sgonfio. Non somiglio più a Lino Banfi.
Mi capita spesso, quando "guarisco" da un disturbo che ho avuto, di sentirmi come se mi risvegliassi da anni di sonno, una specie di Bella Addormentata nel bosco senza bellezza, senza principe e soprattutto senza bosco. Ancora intorpidita dal sonno mi guardo intorno, per valutare cosa è successo mentre io dormivo, cosa mi sono persa, cosa è cambiato.
Così scopro che a lavoro è successo un mezzo putiferio (e che palle, ti pareva, quando manco io succedono sempre le cose più "sugose") che mi tocca aprire la partita iva e che la gente è tutta incazzata e incazzosa, forse per il caldo afoso.
A volte in questi casi mi capita di estraniarmi dal mondo, dalla vita, di guardare le cose all'esterno, e come attraverso un binocolo al contrario mi appaiono lontanissime.
Mio padre ha un pessimo vizio: quando vede la gente incazzata a morte inizia a ridere e non sa come fermarsi. Il fatto, com'è ovvio, fa accrescere ancora di più l'incazzatura degli incazzati, ma questa è un'altra storia. Il fatto è che mio padre ride non per sfida o per farsi beffe dell'altro ma perchè va oltre la situazione, osserva come un bambino le facce buffe che fanno le persone furibonde, e inizia a ridere.
Che sia la genetica, che siano i farmaci o il caldo, fatto sta che anche io in questi giorni mi sono estraniata da tutto e ho cercato di vivere le cose come se le guardassi dall'esterno, come se le vedessi in tv, per vedere che effetto fanno, che resa hanno sul piccolo schermo.
Mi guardo intorno e vedo gente incazzata, gente che strilla, che urla, che offende, che perde la voce per un parcheggio. Gente che passa la vita a rodersi il fegato per motivi futili. Gente che rinuncia a cose che sarebbero ben più importanti per un lavoro che li frustra e li rende insoddisfatti.
Negli ultimi 3 giorni ho assistito solo a questo, alle urla incazzate, ai discorsi acidi, alle ripicche, ai ricattini.
Ebbene, ieri sera, quando ho assistito all'ennesimo sclero assurdo della persona che mi stava davanti, per cose oggettivamente futili, ma che per lei al momento erano importantissime, quasi fossero questioni di vita o di morte, mi sono resa conto che a volte anche io faccio parte della mischia, a volte anche io sclero così.
A volte mi rodo il fegato per un lavoro che non mi dà neanche 250 euro al mese e nessuna soddisfazione a livello personale, ciononostante passo intere giornate a impegnarmi affinché sia fatto al meglio, sia fatto come deve essere fatto.
Faccio corse inutili con la macchina per trovare parcheggio vicino al posto in cui devo andare, per perdere meno tempo, così ne posso dedicare di più a cose che non ho nessuna voglia di fare, ma che sento di dover fare.
Cerco di fare tutto bene perché così gli altri non abbiano niente da criticarmi, niente da dire, non siano delusi delle aspettative riposte in me, e mi colpevolizzo per gli errori anche minimi che faccio, quelli che gli altri non vedono neppure con la lente di ingrandimento.
Ebbene, ieri, guardando il volto contratto della tipa che sclerava, ho capito che forse alla fin fine non fa mica tanto bene prendersi così sul serio.
E' inutile arrancare per raggiungere un'ipotetica perfezione che, come sappiamo, non esiste. Ci sarà sempre una virgola fuori posto.
E' inutile rodersi il fegato per tutte le cose che ci succedono, visto che gli imprevisti continueranno ad accadere, sia che li vogliamo oppure no.
E' stupido vivere per il lavoro, prenderlo di punta, visto che la sola cosa che può darti è qualche soldo in più, che poi non ti puoi nemmeno godere se sei troppo stressato e impegnato a lavorare.
E allora tanto vale prendersi meno sul serio, vivere la vita come viene, rilassarsi, e a volte ridere un po' di noi stessi. Alla fine ha ragione la mia amica Sara, alla quale non sarò mai sufficientemente grata per avermi fatto capire che a volte quello che può salvarci dalla pazzia è proprio vivere alla carlona.
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