venerdì 18 luglio 2008

Chiuso per (strameritate) ferie


Finalmente me ne vado un po' al mare!!!
Non temete però, il 25 sarò di nuovo qui.
Buone minivacanze a tutti

martedì 1 luglio 2008

Mammia mia come sto messa...

Visto che ormai i post di questo blog stanno diventando piccole tessere che compongono un mosaico sul mio ingresso tragicomico nel mondo di coloro che cercano lavoro, stasera ne aggiungo un'altra.
Domani primo concorso pubblico. Via via che diminuisce il numero di ore mi separa dal fatidico momento in cui mi propineranno davanti una pappardella di questionario a crocette alle quali, matematico, non saprò rispondere (causa la mia preparazione estremamente farraginosa)aumenta in me la convinzione che, cazzo, a me mica mi piacerebbe lavorare in comune o in un ente pubblico...e allora perchè cavolo lo faccio?
Così mi metto a bighellonare su internet, bazzico i soliti siti di sempre nei quali sono divenuta un'habituèe, come l'ubriaco al suo bar: quello della provincia di Pistoia, quello della provincia di Prato e altri siti dove ci sono le offerte di lavoro.
Poi per caso mi prende lo sfizio di andare a controllare anche un link trovato su uno di quei tristi siti per giovani (non ggiovani con due g che skrivono tutto kon la kappa, ma un sito dove per giovani si intende trentenni o giù di lì che, per destino o per volontà, sono in preda a una disperata sindrome di peter pan).
Appena leggo la prima offerta di lavoro mi rendo conto che è meglio mille volte fare un concorso pubblico, vincerlo ed entrare a lavorare come scemo del villaggio stipendiato che fare le cose (qualunque esse siano) che sono scritte nell'annuncio.
Non sto parlando di prostituzione, vendita di bambini o spaccio di droga. Parlo di cose come questa . Ok, per i pigri copio e incollo, basta sappiate che sta stronzata ha una fonte internet ufficiale e non è una delle solite cazzate sparate da me, anche perchè io non sarei assolutamente capace di concepire supercazzole del genere:
"Se sei in grado di elaborare idee non convenzionali e di trasformarle in risultati di eccellenza..."
(già a me ste frasi ridondanti, che iniziano col Se, così come quelle che iniziano con un'interrogativa retoricca, mi sanno di fregatura più del gioco delle tre carte)
Dunque, vediamo...idee non convenzionali...tipo fare posizioni erotiche che esulino dalle consuete sopra/sotto?
"...se sei abituato a considerare i problemi come sfide da superare per puntare sempre più in alto..."
no, veramente io i problemi li considero rotture di coglioni pure e semplici
"...entra in Accenture!..."
hmm questo nome non mi è nuovo...dove mai l'avrò sentito?
"...ti offriamo gli strumenti e la formazione ideali per costruire la tua carriera in un ambiente internazionale e crescere velocemente..."
cosa significa? non dice nulla! Si spieghi meglio...
"...Siamo un’azienda globale di Management Consulting, Systems Integration & Technology e Outsourcing..."
aaah, ora sì che ho capito...
"...Cerchiamo persone di talento per la nostra workforce Consulting, costituita dai migliori esperti in strategie, processi e soluzioni tecnologiche che affiancano le aziende in importanti progetti di sviluppo organizzativo e radicale trasformazione. In particolare, stiamo potenziando l’area Systems Integration & Technology, focalizzata su attività di analisi di processo, implementazione di soluzioni applicative personalizzate o integrate quali SAP, Oracle e Siebel, disegno di architetture e infrastrutture tecnologiche."
Ora, al di là del fatto che un c'ho capito nulla e che forse son ritardata, però, personalmente, a me mi irrita un casino quando l'inglesaccio da affari viene, copme in questo caso, straabusato e mescolato a sigle inutili come SAP (Società Acrobati Perditempo?), quasi a voler far abboccare tanti allocchi che leggendo un annuncio del genere pensano "oooh, quanto sono avanti, dicono cose che nessuno riesce a capire perchè sono troppo avanti!!" quando invece la realtà dei fatti è quella più semplice, ovvero che hanno sparato termini a caso un po' qua e un po'là giusto per essere, per dirla con il loro linguaggio, eyecatching.
E poi comunque io della Accenture me ne ricordo per due motivi.
Il primo: non so come un ragazzo che conosco ebbe la malaugurata idea di andare a fare un colloquio in quel luogo di perdizione e il coraggio non da tutti di andarsene a metà mattinata infamandoli.
Il secondo, se la memoria non mi inganna, ha a che fare con Bush e Berlusconi, due personcine i cui nomi dicono tutto...

Quando vedo ste boiate, mi domando che tipo di lavoro mi aspetta...

giovedì 19 giugno 2008

Sarà capitato anche a voi...

Fra i primi passi per cercare lavoro c'è ovviamente l'immancabile compilazione del Curriculum Vitae.
Cioè, di CurriculA (sì cari miei non latinisti, il plurale è Curricula e non Curriculi, alla pistoiese, che ha la stessa declinazione di euri) già ne avevo compilati, ma MAI seguendo la traccia infernale del modello europeo, quella in cui mi sono imbattuta oggi, perchè oggi per sembrare uno serio bisogna compilare quel modello lì, scaricabile da internet e non vi ci metto nemmeno il link tanto basta digitiate su google (che è la massima fonte di sapere del mondo d'oggi) la parola curriculum modello europeo per essere soddisfatti).
Premetto che già non è facile di per sè, soprattutto per coloro che sono alle prime esperienze lavorative "ufficiali" far risaltare, in poche righe e in un linguaggio conciso, le proprie caratteristiche "positive", se poi a questo ci si aggiunge quel cavolo di modello che, oltre ad avere parametri rigidi degni di una ex SS tedesca, è stato realizzato tutto con una TABELLA di MICROSOFT WORD, una delle cose a cui associo la voce di mia madre che quando ero piccola e stavo per toccare qualcosa che non andava bene mi diceva "caaacca!!" capirete bene perchè oggi sono così sclerata.
Non potete immaginare, a meno che non l'abbiate già fatto, passare 2 ore sudando e cercando di compilare in maniera corretta quell'accrocco lì, per poi rileggerlo e capire che praticamente non c'è verso, a meno di non accompagnarlo da una lettera di presentazione, di far risaltare le proprie caratteristiche positive. Anzi, secondo me chiunque, anche chi possiede un curriculum lungo km, apparirebbe un deficiente patentato.
Ecco alcuni dei campi da compilare presenti in quel modello infernale (ah da aggiungere che ovviamente li devi compilare nei caratteri scelti da loro e che a volte ti piglia il maiuscolo quando non ci vuole e devi fare mille casini per levarlo):


ISTRUZIONE E FORMAZIONE

• Date (da – a) [Iniziare con le informazioni più recenti ed elencare separatamente ciascun corso pertinente frequentato con successo....vuol dire che devo partire dalla laurea per arrivare a ritroso fino alle elementari?]
• Nome e tipo di istituto di istruzione o formazione
• Principali materie / abilità professionali oggetto dello studio
• Qualifica conseguita
• Livello nella classificazione nazionale (se pertinente) [eeh??!!! Puppaaaaa!!!!]

Da notare come poi non ci sia spazio per specificare la valutazione coneguita. Cioè, se magari uno si è diplomato con un bel voto gli garberebbe anche metterlo, visto che per certi concorsi etc. anche i voti contano.
La mia laurea col massimo dei voti viene così svilita con un sacco di anni buttati dentro a un'università non si sa nemmeno a fare che.

CAPACITÀ E COMPETENZE RELAZIONALI (Vivere e lavorare con altre persone, in ambiente multiculturale, occupando posti in cui la comunicazione è importante e in situazioni in cui è essenziale lavorare in squadra (ad es. cultura e sport), ecc. [Descrivere tali competenze e indicare dove sono state acquisite.]

Ecco, già qui mi sembra si stia uscendo dal seminato. Dunque vivere con altre persone: dove l'hai imparato? Beh forse da sempre, in casa tua, a meno che uno non sia nato autogenerandosi in qualche zona deserta. Che domande sono? a me stanno già antipatiche.

CAPACITÀ E COMPETENZE ARTISTICHE (Musica, scrittura, disegno ecc.)[ Descrivere tali competenze e indicare dove sono state acquisite. ]

Vogliono ridurre a schema anche le competenze artistiche che talvolta son innate e che di schematico non hanno mai nulla. Tipo uno che è bravo a disegnare, 99 per cento ha imparato da sè perchè c'era portato...sono sempre più convinta che sia stato ideato da un americano questo modello, anche se è un modello europeo...

ALTRE CAPACITÀ E COMPETENZE (Competenze non precedentemente indicate.) [Descrivere tali competenze e indicare dove sono state acquisite. ]

Del tipo??? so scaccolarmi e mandare un sms contemporaneamente?

Insomma, tutta sta pappardella di post è qui allo scopo innanzitutto di polemizzare (cosa sarebbe alla fine la mia vita senza le mie quotidiane polemiche?) e in secondo luogo per fare un appello:
Se qualcuno di voi ha già compilato sto curriculum lo prego di cercare di spiegarmi al meglio come si fa o di farmelo copiare come si faceva a scuola perchè io già mi sono arenata a "Livello nella classifica nazionale (se pertinente)".

sabato 14 giugno 2008

Concerto di nicchia?

Tanto per non smentire le buone vecchie abitudini, ieri sera ci siamo recati al seguito di Crampo a un concerto di nicchia.
Cioè, non so se fosse di nicchia o meno, bisognerebbe chiedere a lui, visto che lui è il vero esperto in materia.
Se un concerto aggratisse in un bel posto ma semideserto alla presenza quasi esclusiva di esperti in materia può essere ritenuto di nicchia, allora consideriamolo pure tale. In caso contrario, vorrà dire che mi son trovata alla data sfigata di un tour di un gruppo di massa.
Ora, visto che voglio esimermi, una volta tanto, dal fare pubblicità aggratisse (da qui in avanti cari miei voglio essere pagata) non dirò nè il luogo nè il nome del gruppo (non sia mai che offenda dei fans sfegatati che poi se la rifanno con me). Specificherò solo che si trattava di un concerto all'aperto, su un palco bello grandicello, di una band che faceva musica elettronica simil-anni 80.
La loro musica non mi ha emozionato (niente di nuovo sul fronte occidentale) il luogo forse non era il più adatto per un concerto del genere e il poco pubblico non ha certo giovato alla situazione in generale.
Ciononostante, come spesso accade in situazioni come quella di "stasi del divertimento", ovvero quando quel che mi viene proposto non mi fa divertire particolarmente, per svagarmi e trovare un diversivo adoro guardarmi intorno e studiare la gente.
In particolare quella di ieri sera, composta in buona parte da darkettoni, mi ha portato a uno studio più attento di questa strana specie.
Come quasi tutti sapranno, i dark sono solitamente un gruppo chiuso, una casta, un clan. La regola numero uno dice che non puoi scambiare più di 4 parole occasionali con un dark o, al limite, qualche insulto se a) non sei un dark anche tu e non lo dai a vedere b) non sei presentato al gruppo da un altro dark che riveste un ruolo particolarmente autoritario all'interno della tribù dark c) non hai salvato la vita a un altro dark.
In assenza dei suddetti presupposti sei destinato semplicemente a venire ignorato.
La chiusura dei dark si dimostra anche nel loro modo particolare di disporsi per ballare nei locali: in cerchi strettissimi intorno alle loro borse e giacche gettate al centro manco fossero un rogo sacro. (i dark temono gli influssi negativi degli attaccapanni sui loro effetti personali?)
Se fino a una ventina d'anni fa il dark era, oserei dire, più riservato e essenziale, una specie di filosofo triste, un pierrottone degli anni 80, negli ultimi tempi si è assistito a un massiccio rintamarrimento e incyberpunkamento del dark. Ai discreti pantaloni e giacche nere si sono sostituite gonnellone (per uomo) incatenacciate, un trucco (per uomo) sempre più pesante, misto a magliettine (per uomo) aderentissime e capaci di dare quell'immancabile tocco efebico. Inutile a dirsi, i dark più mascolini sono le donne, solitamente taglie forti, più forti dell'uomo che le accompagna e meno truccate di lui.
Interessante è anche vedere il loro modo particolare di ballare: mentre la parte superiore del loro corpo si dimena lentamente tipo serpente a destra e a manca, coi piedi fanno un movimento strano, come se cercassero di uscire da un terreno paludoso che li sta risucchiando. Per capire il motivo di tale pesantezza del passo non c'è che da guardare che razza di scarpe hanno ai piedi: anfibioni spaziali, rigorosamente neri (che ve lo dico a fà?) con zeppone imbarazzanti tutti pieni di catene e borchie pesanti un quintale con le quali già è difficile camminare, figurarsi ballare!!

Comunque, nonostante molti dei miei dubbi sui dark grazie all'esperienza e anche grazie alla mia riflessione di ieri sera siano stati chiariti, ho ancora molte questioni irrisolte nella mia mente al riguardo:
1) Cosa ne pensano i dark di quelli che non si vestono di nero? Se qualcuno va in un loro locale vestito di bianco, rischia di essere pestato? (no, giusto per sapere se una sera in cui non sono vestita di nero mi ci volessi intrufolare anche io)
2) Ma i dark più piccolini, quelli che vivono ancora coi genitori, escono di casa già vestiti in quel modo? Cioè, io penso a un RAGAZZO sui diciassette abbigliato con gonna lunga, scarpe con la zeppa, maglina aderente, mezzi guanti, occhi e labbra truccate che passa davanti a suo padre, seduto sul divano, lattina di birra in mano che guarda la partita, puro monumento vivente alla virilità, e gli dice "ciao babbo io esco". No, via, secondo me si cambiano dopo..non è possibile.
Vi prego datemi una risposta o questi dubbi mi tormenteranno in eterno!!

mercoledì 28 maggio 2008

Facendosi due conti in tasca

E' buffo notare come i principali argomenti di conversazione più diffusi varino a seconda della fascia d'età alla quale si appartiene.
Tralasciando l'infanzia, quando gli argomenti ruotano per lo più intorno ai giocattoli o cose così (io c'ho la Barbie nuova / e te noo/ poppopperoo/), se fra i ragazzi delle superiori gli argomenti possono essere per lo più legati al sesso opposto e alla scuola, fra la gente della mia età uscita dall'università ahimè si sente un solo unico grido di dolore: il lavorooo!!
Non mi sono neanche laureata da un mese che già c'ho sto stress nell'anima.
Per la verità l'università ci prepara a tante cose, ma non ci prepara assolutamente al grande salto nel vuoto che ci attende il giorno dopo aver ricevuto il titolo tanto sudato.
E così da un giorno all'altro ti ritrovi laureato e disoccupato, alla ricerca di un posto di lavoro in un mondo ormai saturo, troppo grande essere ancora mantenuto dai genitori e troppo orgoglioso, talvolta, per i soliti lavoretti cameriere/babysitter/call centerista.
Mi guardo in giro e vedo che un sacco di gente ha il mio stesso problema e tutti cercano di ovviare come possono: ci sono quelli che puntano sulle specializzazioni "universitarie ufficiali": master, Ssis, dottorati e chi più ne ha più ne metta, quelli che provano la strada di una formazione più specifica e non meno costosa: corsi di formazione, corsi di lingue, corsi di programmi del computer più disparati, dalla grafica 3d a come scaricare file da emule e farla franca.
Ci sono le facce da concorso, quelli che tentano di entrare in un qualsiasi posto pubblico, gli stessi che girano da anni studiando quegli appositi libretti di leggi etc., che magari hanno saltuariamente lavorato in qualche comune e che adesso vorrebbero finalmente avere una scrivania che sia loro anche il giorno dopo.
Infine i depressi, gli eterni indecisi, i rassegnati che continuano imperterriti a lavorare al nero come camerieri che tanto guadagnano meglio così che in altri modi, quelli che ogni mattina fotocopiano le offerte di lavoro dei quotidiani, quelli che passano tutti i giorni dal centro dell'impiego, i mitragliatori di curriculum (o curricula, nella sua forma latina corretta), gli iscritti a tutti i siti possibili e immaginabili di trovalavoro.
E io, dove mi colloco? A novembre questa (inutile?) sfacchinata del servizio civile si sarà conclusa e novembre per un precario fa presto venire. Sono stanca di lavorare come un dipendente per un rimborso spese, anche se quei pochi soldi mi fanno comodo eccome.
Ma, mi domando oggi, è giusto? E' giusto dover accettare compromessi da 430 euro, perchè di compromessi si parla, lavorare come chi guadagna 3 volte tanto pur di avere una nota sul curriculum, pur di potersi permettere per lo meno di pagarsi una pizza la sera con gli amici con soldi propri a 30 anni?
Lo so che le cose che sto dicendo sono forse cose banali, sarà il testo unico degli enti locali che sto studiando per il prossimo concorso che mi mette malinconia, sarà il realizzare che da novembre probabilmente rimpiangerò anche le 430 euro sudate, sarà il fatto che il mio solo desiderio sarebbe avere una mia collocazione in questo strano mondo, potermi almeno permettere una utilitaria usata anche bruttina ma che sia TUTTA MIA, e vedere invece che oggi come oggi è assai se posso permettermi una ruota di scorta di una panda dell'87...
Ma adesso basta con le lamentele. Giusto o non giusto, mi sono resa conto di una cosa: alla fine posso essere felice anche facendo la cameriera.

martedì 20 maggio 2008

Senza titolo

Da un mio vecchio scritto, letto con gli occhi di oggi.

Quando cadi, in quel momento esatto, non pensi a niente.
Rumori, odori, pensieri si amalgamano in un unico blob multicolore che si deforma, si contorce fino a scoppiare senza rumore come una gigantesca bolla di sapone.
E poi se lì. La terra è molle, si apre e ti fa sprofondare, ti accoglie dentro di sè, nel suo ventre più profondo, ti ingloba e tu sei sotto di lei. Sotto di lei, dentro di lei. Allora arriva il dolore, quello di mille ossa frantumate e dello stomaco che urla e tu il dolore non lo vuoi, l'hai sempre fuggito, tuttavia ora è arrivato e tutto insieme.
Lo metti a tacere come meglio credi. Le sigarette una via l'altra ti sembrano l'unico filo capace di tenerti aggrappata ancora alla speranza, come se le loro spire che salgono verso l'alto si potessero invece avvolgere a formare lettere, pensieri, le parole magiche da sussurrare per annullare l'incantesimo e far cessare il dolore.
Ogni sigaretta che passa è però sempre troppo poca, il suo effetto sempre troppo blando. Sai che anche fumandone mille questo dato di fatto non cambierà, tuttavia ti attacchi alla vacua speranza che fra il tabacco si annidi un calmante.
Ripercorri le strade che percorrevi da bambina cercando invano di rientrare nell'utero materno, nella casa che ti sembrava grande e sicura ma ti accorgi che le finestre non sono sprangate e che, per quante mandate tu possa dare al portone, non c'è serratura che possa tenere il dolore lontano da te, perchè passa da ogni minimo spiffero, si insinua sotto la porta fino alle tue narici.
Progetti partenze, ritorni, città sconosciute nei cui vicoli perdersi, case con nuovi nomi sui campanelli, boschi senza sentieri. Ma in fondo al cuore sai che è inutile, perchè il dolore ti troverà anche lì.


Il dolore ti segue e non ti mollerà finchè non lo guarderai negli occhi. Solo allora capirai che per tutto questo tempo è stato lui e lui soltanto a tenerti lucido quando la terra ti voleva ingoiare, a ricordarti che non eri parte del fango che ti sommergeva ma che eri qualcosa di diverso. Il dolore...la tua unica salvezza.
Con un sorriso oggi guardo a ritroso e mi accorgo che ciò che un tempo fuggivo mi stava alle costole solo per aiutarmi ad uscire dal fango. Mi ricordava ogni volta che non dovevo mollare, non dovevo distrarmi, non dovevo distogliere gli occhi dall'obiettivo. E alla fine, se oggi sono felice, è proprio perchè un giorno mi sono decisa a guardare in faccia il dolore. I suoi occhi erano dolci

domenica 18 maggio 2008

My two cents

(il titolo del presente blog vuole citare la rubrica tenuta dal giornalista dei Simpson Kent Brockman nella quale il suddetto esprime le proprie opinioni)

Vorrei evitare di rendere il presente blog un luogo di polemiche politiche e di facili discorsi buonisti. Lo scopo col quale era nato era fondamentalmente quello di creare un momento di svago e di scherzo, insomma, di dare un piccolo spazio nella rete alle mie cazzate. Tuttavia a volte occorre fare un'eccezione alla regola.
Come ho scherzosamente accennato qualche post fa, mi sono accorta della vittoria di Berlusconi solo dopo che mi sono laureata, e questo praticamente è vero.
Come sto a poco a poco realizzando che l'epoca dei miei studi è finita, così a poco a poco il mondo che mi circonda mi mette davanti alla dura realtà e cioè che in maniera abbastanza veloce l'Italia, il paese della pizza, della vespa e del mandolino ha preso una piega che non mi garba per nulla.
In particolare mi riferisco a questa cazzo di politica del terrore nei confronti degli extracomunitari. I tg non parlano d'altro, solo di extracomunitari: i rom hanno fatto questo a Roma, i rumeni quest'altro a Milano...ma poco o nulla si parla di fatti ben più importanti e concreti.
Solo due giorni fa mi sono imbattuta per caso in un giornale di quelli stupidi che, per quanto mi riguarda, leggo solo se mi trovo in posti come il dottore o l'estetista, tanto mi farebbe specie comprarli. I classici giornali da donnicciola in crisi premestruale, per intendersi, quelli con la dieta a base di sedani e dell'analisi minuziosa dell'ultimo vestito di Angelina Jolie.
Intervistavano le donne (in crisi premestruale) chiedendo loro cosa temessero di più fra una serie di opzioni. Ovviamente riportavano solo le interviste di quelle donne (in crisi premestruale) che avevano paura degli extracomunitari e di venire stuprate da questi.
Continuo ieri pomeriggio con un servizio che non son riuscita a finire di vedere tanto ero nauseata. Era su una delle reti della rai, non ricordo quale. Intervistavano la gente di non so che paesino sfigato che si era ribellata all'idea di vedere una moschea fra le proprie mura e mandavano in onda dei discorsi, ma dei discorsi da far accapponare la pelle del tipo "Ci vogliono anche imporre la loro religione". LORO ci vogliono imporre la propria religione? Costruendosi, magari in un garage, un luogo in cui pregare? Guardate, avete sbagliato uscio (come diceva la mì nonna) son i testimoni di Geova a andare di casa in casa a fare proselitismo, mica i musulmani. Anzi, loro quando pregano stanno proprio per conto suo!
Tanto per dirne una volevo ricordare che i cattolicissimi europei sono andati fino al nuovo mondo a rompere i coglioni agli indios (che stavano tanto bene e si facevano i cazzi propri) per convertirli.
Ma poi una moschea non è un luogo dove fare proselitismo, semmai è un luogo dove le persone di fede islamica possono pregare e ritrovarsi. Allora, cari cittadini di Sountubodove, se vi dà anche noia che la gente preghi siete messi benino...
La cosa che mi fa più specie però è come sempre la manipolazione delle notizie. Sia ne caso del giornale da donnicciole (in fase premestruale) sia in quello del servizio sulla rai si erano (ovviamente) fatte parlare solo le persone, per lo più di scarsa levatura culturale (lo si sentiva chiaramente nel servizio dagli orrori grammaticali!) che erano totalmente contrari alla presenza di extracomunitari in Italia.
Mentre girano queste notizie penso agli ultimi anni di vita dei miei nonni, assistiti con pazienza dalla presenza della badante dell'Est che si beccava le bastonate di mia nonna, ormai fuori di testa, in silenzio, che, pur non essendo consanguinea, la lavava, la puliva, la vestiva e la trattava con sincero affetto.
Penso a quel cassonetto, lungo la strada che percorro ogni giorno per andare a lavoro, davanti al quale sta un mazzo di rose finte ormai impolverate a ricordare quella ragazza di circa la mia età, anche lei dell'est, uccisa e gettata lì dentro dalla crudeltà di un rispettabilissimo toscano...Penso al telegiornale che ha dedicato all'evento un solo piccolo trafiletto e a quanto inchiostro e pellicola vengono invece utilizzati ogni giorno per descrivere nei minimi dettagli gli altri omicidi, quando a uccidere è lo straniero e a morire è l'italiano.