martedì 19 agosto 2008

Arrivare a Londra

Da pochi giorni sono tornata alla solita vita e già realizzo che, più delle vacanze in sè, mi manca Londra, la sua vita, i suoi posti.
Avevo già pensato praticamente appena tornata di postare qui sul blog un resoconto di Londra, un incrocio fra una guida molto ma mooolto diluita e limitata alle cose che ho visto e un diario di bordo delle mie impressioni nella capitale britannica.
Beh, visto che stasera sono a casa mi accingo quindi a realizzare i miei propositi, sperando che qualcuno dei quattro gatti che frequentano il mio blog possa apprezzare.



Arrivare a Londra, soprattutto se provenienti da una cittadina di provincia come me, può essere traumatico: un paese dove non parlano la tua lingua, non c'è l'euro e soprattutto una città tanto grande e tanto popolosa già di per sè sono elementi a sufficienza per creare inquietudine. Se ci aggiungiamo il fatto che spesso e volentieri gli italiani all'estero sono un pochettino (concedetemelo su che è vero) incapaci e che la vita là è carissima e ci se ne accorge subito, beh, le cose si complicano.
Se come me si arriva all'aereoporto di Luton, disante qualcosina più di un'ora da Londra, la prima cosa da fare è cercare un mezzo di trasporto per giungere a destinazione. L'aereoporto non è grandissimo ma ha già tutti i requisiti per soddisfare un inglese doc: è funzionale, è efficiente e ha tanti negozi dove sono reperibili i mai troppo diffusi trogolai mangerecci (non vi fate ingannare dall'apparenza salubre, anche i cibi più morigerati sono avvolti nella plastica che nasconde due dita buone di maionese e il malefico curry).
Un "forestiero" qualsiasi, specie se italiano, noterà che manca una cosa abbastanza importante: un banchino di info turistiche (sì, ce n'è uno, ma è riservato alla prenotazione di ostelli o alberghi).Così ci si trova davanti mille banchini di altrettante società di trasporti (via treno o via bus) che si offrono di portarti a Londra. Il prezzo di un viaggio (solo andata Luton-Londra) si aggira fra i 12 e i 15 £. Quale sia la convenienza di una società puttosto che di un'altra o di un treno piuttosto che di un pullman non mi è riuscito capirlo, anche perchè io, da brava italiana, ho fatto quello che la maggior parte dei miei conazionali fa appena arrivati in un paese straniero: stanno tutti compatti e tendono a seguire come un branco di pecorelle smarrite quelli che parlano la loro stessa lingua: così abbiamo fatto noi "seguendo" una coppia bergamasca e così ha fatto la famiglia veronese che ha seguito noi.
Con 12£ e un'ora di viaggio dunque il pullman (il nostro come le altre mille linee di pullman) ci ha scaricato con due valigiozzi belli pesanti alla Victoria Station, nel bel mezzo del casino e dell'andirivieni frettoloso di centinaia fra turisti, oriundi e chissà che altro, arrivederci e grazie alè alè.
Dove andare? Cosa fare? anche se prima della partenza mi ero già documentata su cose che è sempre bene avere in testa PRIMA di arrivare: l'indirizzo dell'albergo, la sua ubicazione, i mezzi di trasporto con cui è possibile giungerci nel minor tempo possibile, dove comprare i biglietti per i mezzi pubblici e l'esistenza o meno di una carta-abbonamento che faccia sconti turistici, la sensazione di smarrimento è forte, anche perché, e questa è una costante di Londra, le indicazioni sono spesso insufficienti e talvolta contrastanti.
Dopo una mezz'ora a girare per l'isolato con i valigioni pesanti, Loris che bestemmia dietro di me e un caldo afoso da morire (eh già, perchè io, memore dei miei viaggi estivi a Berlino prima e in Irlanda poi, mi ero premunita e avevo avvisato anche Loris di portarsi roba pesante che fa freddo, col risultato che ci troviamo vestiti quasi come Totò e Peppino quando arrivano a Milano mentre la temperatura a Londra supera i 30 gradi con qualcosa come 70% di umidità)dopo aver finalmente sfoderato il mio inglese (fortunatamente di livello abbastanza buono) riesco ad arrivare al banco delle informazioni turistiche e a uscirne vittoriosa con in mano le chiavi del mondo: due Oyster cards (vale a dire carte ricaricabili valide una settimana che ci permettono di viaggiare su bus e metro delle aree 1 e 2, ovvero il centro di Londra e la sua immedata periferia, quante volte vogliamo, 24h su 24.
E qui il nostro primo incontro/scontro con la metro. Per me, ovviamente, è stato subito amore. (spero in un prossimo post di poter approfondire l'argomento metro).
La stazione più vicina all'albergo è Earls Court. Per 6 dei 10 giorni di permanenza a Londra impieghiamo 10 minuti a piedi a giungere la stazione, facendo l'intero giro dell'isolato, per poi scoprire che la stazione ha un'uscita sul retro che sbuca praticamente a 50 m dal nostro albergo...
La scelta dell'alloggio si è rivelata giusta: pur essendo un albergo senza pretese, con una cameretta di 3 metri quadrati, un armadio per aprire il quale è necessario spostare i letti e la totale assenza dello spazzolino del WC (assenza che, a quanto pare, è un po' il leitmotiv delle mie vacanze e alla quale ormai mi sono abituta)è in un quartiere carino, tranquillo ma vivace, pieno di ristoranti e posti dove mangiare e abbastanza pulito. Insomma, il rapporto qualità prezzo c'è tutto e ancora una volta sono riuscita a beccare nel segno pur prenotando via internet (Dio benedica Venere.com e i commenti degli utenti).
E' dopo aver disfatto le valigie che abbiamo il nostro primo, terrificante incontro ravvicinato con quello che per tutta la vacanza sarà un po' il nostro nemico: il CIBO.


Ora, io sono una persona che adora andare all'estero, ama sperimentare, otre alle abitudini del posto, anche le varie cucine e i gusti locali. Detesto quegli italiani che vanno all'estero per mangiare nei ristoranti italiani e fare le cose che farebbero in Italia. E sono anche una persona che cerca di adattarsi col mangiare.
Come è risaputo, gli inglesi mangiano male. Quello che forse molti ignorano è QUANTO e IN CHE MODO mangiano male.
Se si vuole, esistono cibi sani (magari un po' più costosi ma poco importa) e non è quello il punto. Verdure ne trovi quante ne vuoi. I problemi in realtà sono due:
PRIMO: mentre noi italiani abbiamo fatto del cibo una cultura e per noi mangiare è un piacere, un'arte, per gli inglesi mangiare è necessità. Si mangia perchè sennò si muore. Quindi ovviano a questa necessità con lo stesso spirito con cui noi italiani che so, andiamo in bagno o ci grattiamo il naso se ci prude o ci addormentiamo se abbiamo sonno: senza entusiasmo. E' questo, credo, che avvilisce di più un italiano a Londra all'ora dei pasti. E' il rilevare spesso la scarsità dei tavoli nei bar o nei ristoranti, il vedere gli inglesi che all'ora di pranzo si comprano un panino inscatolato e se lo divorano in piedi, camminando, senza fermarsi un secondo, il trangugiare a casaccio dove si è. Il sapore ha poca impotanza, l'importante è mangiare velocemente e tornare a fare quello che si stava facendo.
SECONDO: gli inglesi hanno un senso del gusto diversissimo dal nostro, per noi inaccettabile e incomprensibile. ok, passi che non disponendo di un condimento come l'olio devono inventarsi dei modi onde evitare di mangiare l'insalata così come i conigli, però, cazzo, loro mica riescono a stare fermi e lasciare ai cibi il loro sapore naturale...no, porca miseria, ci devono rimettere le mani! Devono condire, è più forte di loro, devono mescolare, non ce la fanno a stare fermi. E' così che noi, da ingenui, ordiniamo un panino al formaggio e ci troviamo davanti un sandwich con dentro formaggio (come promesso) maionese (e ci può stare) e marmellata tutto ben mescolato insieme(eh no eh, cazzo, questo è troppo). Dopo i primi giorni però si impara la lezione: a Londra le cose, e il cibo soprattutto, non sono mai quello che sembrano ma nascondono al loro interno ben altro. Quindi occhio e andateci cauti.

7 commenti:

ERRE ha detto...

Non sò cosa significhi ma il titolo der blog mi garba.

Gattafruata ha detto...

Cosa? Mangiatoia per famiglie di zio Boe? è il nome di un ristorante in una puntata dei Simpson

Anonimo ha detto...

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