sabato 30 maggio 2009

Riparlando di ex


Il blog di un'amica mi ha fatto decidere di postare questo pezzo scritto qualche tempo fa

Qualche notte fa ho sognato il mio EX. Non un ex a caso ma il mio primo ragazzo o, come dice Giova quando si riferisce a lui, “L'EX” pronunciato con voce profonda e tremante da film dell'orrore, a voler sottolineare lo scompiglio allucinante che la sua figura ha provocato nella mia esistenza.
Nel mio sogno, contro ogni mio pronostico che lo davano calvo al 98,9% dei casi, aveva ancora tutti i capelli suoi, oppure Cesare Ragazzi aveva fatto un ottimo lavoro.
Anche i lineamenti nobili della sua faccia erano più o meno rimasti invariati.
Quando stavamo insieme aveva davvero un bel viso. Non di quelle bellezze sconvolgenti che attizzano le donne e che le fanno pensare “mamma mia che bel figaccione come me lo farei”. La sua era più una bellezza elegante, delicata, raffinata, non certo una bellezza di quelle che fanno sesso stile attore di Hollywood, direi più che aveva la classica e mesta bellezza da attore di fiction italiana di prima serata, ecco. Di quelli carini, efebici e senza un culo da paura. Sono piacevoli a vedersi ma sicuramente la prima cosa che ispirano non è certo il sesso. Con quella faccia lì, fosse stato 10 cm più alto e avesse fatto un provino sicuramente l'avrebbero preso a cinecittà per una di quelle serie di 5-10 puntate. Con un paio di favoriti non ci sarebbe stato Jacopo Ortis migliore di lui mentre scrive le sue ultime lettere in una serie tv realizzata coi piedi, avrebbe potuto essere credibilissimo nel ruolo di protagonista nella fiction dedicata al primo inventore della zigrinatura sulla gomma del pedale dell'acceleratore, o, con meno pretese, come un cugino alla lontana di Elisa di Rivombrosa. A quanto mi risulta non ha mai fatto provini o carriera nel piccolo schermo e probabilmente è stato un errore. Se l'avesse fatto sono certa che l'avrebbero preso e che adesso avrebbe un bel gruzzoletto da parte. Ma queste sono mie supposizioni che non hanno nulla a che fare con quello che voglio dire.
Non è un fatto insolito, almeno per me, sognare gli ex. Anche se non è un mio sogno ricorrente. A volte capita che li sogni, tutto qui, come mi capita di sognare di essere ancora alle superiori e di essere impreparata per l'interrogazione di inglese. Ma sognare lui e in quel contesto mi ha lasciato un po' stranita.
No, tranquilli, non ho sognato di andarci a letto. Semplicemente ho sognato che ci parlavamo e in un certo qual senso sognare questo è quasi più assurdo che sognare di esserci andata a letto.
Conobbi il mio ex l'ultimo anno di superiori. Se ne fossi veramente innamorata o meno, questo ancora non so dirlo, né credo ne sarò mai in grado. Quello che so è che fu una storia sognata, idealizzata, perfetta per molti aspetti. Era primavera e andavamo in due sul suo scooter. Nella campagna fiorentina c'erano piante di glicine fiorite ovunque. Buffo come ancora oggi, a distanza di dieci anni, il glicine e il suo odore dolciastro me lo ricordino. La scuola era a fine, gli esami vicini ma non ce ne curavamo. Facevamo l'amore e andavamo a giro.
Come tutto sia andato avanti, sia cambiato, si sia evoluto non saprei dirlo. Non ho le idee chiare su cosa sia successo dopo, solo ricordi confusi. So solo che la storia andò avanti per qualche anno, poi finì. Una fine molto dolorosa per me.
Inizialmente detti la colpa della mia sofferenza al fatto che ne fossi ancora innamorata ma mentivo, a me stessa e a lui. Non l'amavo. L'amavo perché mi aveva lasciata. L'amavo perché con lui avevo passato, almeno in parte, un bel periodo.
Poi c'è stato un certo periodo in cui ho continuato a soffrire, forse per quella serie di strani sentimenti che si fanno largo alla fine di ogni storia: l'orgoglio ferito, il cambio di abitudini, l'insicurezza di dover nuovamente affrontare la vita da sola, la rabbia che lui si fosse rifatto una vita mentre io invece ero single e me la passavo male. Il desiderio di rivalsa, forse di vendetta mi portarono fra altre braccia, a provare ad essere quella che non ero. Poi l'odio nei suoi confronti, il voler negare quasi la sua esistenza.
Era la mia prima storia seria, la mia prima storia seria che finiva, e mi ci volle un bel po' di tempo prima di tornare in carreggiata.
Credo sia stato questo, il fatto che fosse la mia prima esperienza di storia finita male, insieme a tutto un susseguirsi di fasi tumultuose, di eventi confusi, a far sì che ancora oggi, a distanza di anni, quando ormai il suo ricordo non è che un puntino lontanissimo in una vita del tutto diversa, che il suo nome sia ricordato un con tremito da film dell'orrore nell'immaginario collettivo. Buffo come una faccia da fiction si sia trasformata in una faccia da horror.
Poi questo sogno. Niente di trascendentale se si vuole, nulla di anormale. Mi trovavo a casa sua, in camera di sua sorella che adesso se ne era andata ed era diventata la sua. E parlavamo. Mi stava raccontando cheera prossimo alle nozze e mi faceva vedere la sua ragazza in una foto che teneva sul comodino. Una bella ragazza dal viso fresco e solare, con lunghi riccioli neri e un gran sorriso. Ero felice che si sposasse.
La stanza era luminosa come me la ricordavo, con quel forte odore di legno che mi piaceva tanto. A un certo punto facevo notare al mio ex come alcune cose della camera fossero cambiate: c'era una nuova scrivania, erano stati tolti i pelouches dal baule accanto al letto e anche le tende avevano colori diversi. E gli chiedevo se per caso non era nel bagno piccolo che era rimasta una mia trousse della Pupa alla quale tenevo particolarmente e che per lungo tempo avevo cercato invano.
I suoi occhi nel sogno si sono fatti tristi e mi hanno fissata a lungo. Poi mi ha detto “Che strana sensazione. Per te è come se in questa stanza per tutti questi anni il tempo non fosse mai trascorso. Ricordi esattamente com'era quando stavamo insieme, tutti i particolari e hai continuato a ricordarla così per tutto questo tempo. Io invece, vivendoci, non ci ho mai fatto caso. Non mi sono mai accorto dei piccoli cambiamenti che ci sono stati nel corso degli anni, essendo sempre rimasto qui, ma tu hai notato tutto”.
Così finiva il mio sogno, con questa nota di strana malinconia.
E in effetti è così. L'ultima volta che vidi il mio ex fu nel 2001. Stavamo ancora insieme. Ci salutammo in un caldo pomeriggio di luglio alla stazione di Firenze. Stavo partendo per il mare. Salii sul treno con gli occhi gonfi di lacrime. Eravamo in crisi e non sapevo cosa mi aspettasse al ritorno delle ferie. Quando rientrai a casa, due settimane dopo, ci sentimmo solo fugacemente per telefono. Si era innamorato di un'altra con la quale aveva iniziato una storia in mia assenza. Fu molto duro, violento verbalmente. Non desiderava rivedermi mai più. A lungo cercai il confronto ma invano. Avrei voluto rivederlo, anche solo per riavere la mia roba e rendergli la sua ma lui non volle, neppure a distanza di mesi, forse temendo che io fossi sempre innamorata di lui, che potessi creargli problemi con la sua nuova fidanzata. Dopo mesi di tentativi mi arresi. Alla fine questa storia finita una lezione me l'aveva data: non puoi pretendere che le persone cambino. Puoi solo condividerne o meno le scelte, ma alla fine la sola cosa da fare è accettare che non tutti la pensino come te. Non ha alcun senso lottare contro i mulini a vento come Don Chisciotte.
Così non l'ho mai più rivisto, o incontrato per sbaglio in un posto qualunque. Non so che aspetto abbia adesso, cosa faccia nella vita e se, come suppongo, abbia perso i suoi capelli che all'epoca già cominciavano a diradare.
Il sogno della scorsa notte mi ha fatto capire perché questa storia, ormai un vaghissimo ricordo di un'amore che non fa più parte della mia vita, nella quale sono passati altri amori più forti e travolgenti, ancora mi crei malinconia e perché ogni volta che sento l'odore del glicine un groppo mi stringa la gola.
Non era l'amore finito, la ferita della sconfitta. Non era l'odio o la rabbia. Queste sono cose che col tempo si affievoliscono fino a svanire, uno dei grandi regali che ci concedono gli anni che passano.
E' la malinconia del passato rinnegato, la certezza di sapere di non essere nemmeno un ricordo, quando forse lo scopo unico che come esseri umani geneticamente ci prefiggiamo è quello di essere ricordati.
E' la certezza che se adesso, dopo tanti anni, ci rincontrassimo fortuitamente, probabilmente non ci riconosceremmo o fingeremmo di non conoscersi, quando invece forse quello che vorrei sarebbe salutarlo, stringergli la mano e dirgli “ciao, come stai? Io sto bene, mi ricordo ancora di te con un sorriso”.

martedì 26 maggio 2009

E guardo il mondo da un oblò...


Dopo aver trascorso una settimana dopata a base di aulin e penicillina causa ascesso a un dente, eccomi di nuovo qua, di nuovo col volto sgonfio. Non somiglio più a Lino Banfi.
Mi capita spesso, quando "guarisco" da un disturbo che ho avuto, di sentirmi come se mi risvegliassi da anni di sonno, una specie di Bella Addormentata nel bosco senza bellezza, senza principe e soprattutto senza bosco. Ancora intorpidita dal sonno mi guardo intorno, per valutare cosa è successo mentre io dormivo, cosa mi sono persa, cosa è cambiato.
Così scopro che a lavoro è successo un mezzo putiferio (e che palle, ti pareva, quando manco io succedono sempre le cose più "sugose") che mi tocca aprire la partita iva e che la gente è tutta incazzata e incazzosa, forse per il caldo afoso.
A volte in questi casi mi capita di estraniarmi dal mondo, dalla vita, di guardare le cose all'esterno, e come attraverso un binocolo al contrario mi appaiono lontanissime.
Mio padre ha un pessimo vizio: quando vede la gente incazzata a morte inizia a ridere e non sa come fermarsi. Il fatto, com'è ovvio, fa accrescere ancora di più l'incazzatura degli incazzati, ma questa è un'altra storia. Il fatto è che mio padre ride non per sfida o per farsi beffe dell'altro ma perchè va oltre la situazione, osserva come un bambino le facce buffe che fanno le persone furibonde, e inizia a ridere.
Che sia la genetica, che siano i farmaci o il caldo, fatto sta che anche io in questi giorni mi sono estraniata da tutto e ho cercato di vivere le cose come se le guardassi dall'esterno, come se le vedessi in tv, per vedere che effetto fanno, che resa hanno sul piccolo schermo.
Mi guardo intorno e vedo gente incazzata, gente che strilla, che urla, che offende, che perde la voce per un parcheggio. Gente che passa la vita a rodersi il fegato per motivi futili. Gente che rinuncia a cose che sarebbero ben più importanti per un lavoro che li frustra e li rende insoddisfatti.
Negli ultimi 3 giorni ho assistito solo a questo, alle urla incazzate, ai discorsi acidi, alle ripicche, ai ricattini.
Ebbene, ieri sera, quando ho assistito all'ennesimo sclero assurdo della persona che mi stava davanti, per cose oggettivamente futili, ma che per lei al momento erano importantissime, quasi fossero questioni di vita o di morte, mi sono resa conto che a volte anche io faccio parte della mischia, a volte anche io sclero così.
A volte mi rodo il fegato per un lavoro che non mi dà neanche 250 euro al mese e nessuna soddisfazione a livello personale, ciononostante passo intere giornate a impegnarmi affinché sia fatto al meglio, sia fatto come deve essere fatto.
Faccio corse inutili con la macchina per trovare parcheggio vicino al posto in cui devo andare, per perdere meno tempo, così ne posso dedicare di più a cose che non ho nessuna voglia di fare, ma che sento di dover fare.
Cerco di fare tutto bene perché così gli altri non abbiano niente da criticarmi, niente da dire, non siano delusi delle aspettative riposte in me, e mi colpevolizzo per gli errori anche minimi che faccio, quelli che gli altri non vedono neppure con la lente di ingrandimento.
Ebbene, ieri, guardando il volto contratto della tipa che sclerava, ho capito che forse alla fin fine non fa mica tanto bene prendersi così sul serio.
E' inutile arrancare per raggiungere un'ipotetica perfezione che, come sappiamo, non esiste. Ci sarà sempre una virgola fuori posto.
E' inutile rodersi il fegato per tutte le cose che ci succedono, visto che gli imprevisti continueranno ad accadere, sia che li vogliamo oppure no.
E' stupido vivere per il lavoro, prenderlo di punta, visto che la sola cosa che può darti è qualche soldo in più, che poi non ti puoi nemmeno godere se sei troppo stressato e impegnato a lavorare.
E allora tanto vale prendersi meno sul serio, vivere la vita come viene, rilassarsi, e a volte ridere un po' di noi stessi. Alla fine ha ragione la mia amica Sara, alla quale non sarò mai sufficientemente grata per avermi fatto capire che a volte quello che può salvarci dalla pazzia è proprio vivere alla carlona.

mercoledì 20 maggio 2009

Potsdamer Platz, ieri e oggi

Forse sarà l'ascesso al dente e gli antibiotici che sto prendendo, ma stasera mi sento nostalgica e pensierosa...vorrei essere a Berlino


Non riesco a trovare la Potsdamer Platz...
No...credo sia qui...no, no, non può essere perché alla Potsdamer Platz c'era il Cafè Josty, ci venivo il pomeriggio a chiacchierare e a bere un caffè. Guardavo la gente, dopo aver fumato i miei sigari da Loese e Wolf, una tabaccheria prestigiosa, proprio qui di fronte...
Allora non può essere qui la Potsdamer Platz...no...non si incontra nessuno cui poter chiedere...era una piazza animata...tram, omnibus a cavalli e due auto: la mia e quella della cioccolata Hamann. Anche i magazzini Wertheim erano qui e poi all'improvviso là sventolarono delle bandiere. L'intera piazza ne era piena e la gente non era più gentile e neanche la polizia.
Ma non mi dò per vinto finché non ho trovato la Potsdamer Platz.
Dove sono i miei eroi? Dove siete voi, figli miei? Dove stanno i miei? Gli ottusi, quelli delle origini. Chiamami, o Musa, il povero immortale cantore che, abbandonato dai mortali suoi uditori, perse la voce, lui che, angelo del racconto, è diventato il suonatore d'organetto là fuori, ignorato o deriso, alle soglie della terra di nessuno.


(Il cielo sopra Berlino)

lunedì 11 maggio 2009

Appuntamento con Lesto non mancate!



Domenica 17 alle ore 22.00 al circolo Ho-CHi-Minh di Pistoia (porta al Borgo) ci sarà la prima di "Lesto!" parodia del film Speed ai cui attori io e gli altri della banda di Gassenfondo prestiamo le voci
Accorrete numerosi!