Quasi tutti gli anni è un incubo che si ripete.
Sia chiaro, mi piace andare qualche giorno a sciare e quando ne ho la possibilità programmo con entusiasmo la settimana bianca. Però tutte le volte, quando fisso il periodo etc è come se qualcosa dentro di me mi mettesse in allarme, come se la mia coscienza cercasse di ricordarmi qualcosa di tremendo che ho volutamente rimosso.
E puntualmente, come quasi tutti gli anni, due o tre giorni prima della partenza, realizzo cosa era quelloa strana sensazione...è il dover fare la valigia!
Perchè andare a sciare non è come andare da qualsiasi altra parte. Sì perchè se vai in vacanza in una città non fai altro che aprire l'armadio, prendere tot paia di calze e calzini, tot paia di mutande, abiti a seconda della stagione e di cosa prevedi di fare, li schiaffi in valigia e via si va. Al limite, se devo andare al mare, il massimo dello sforzo che faccio è prendere anche costumi, maschera, pinne e boccaglio, ma è roba da poco. Ma cazzo, avete presente cosa voglia dire fare le valigie per andare a SCIARE? Già di per sè è una cosa da sclero, perchè devi pensare alle seguenti situazioni, che richiedono ognuna un tipo di abbigliamento diverso:
- quando si sta in casa (tuta, pigiama, accappatoio, ciabatte)
- quando si esce di casa per andare al ristorante/al pub/a fare la spesa e è bel tempo (scarpe, pantaloni, calze, maglia, giacca a vento)
- quando si esce di casa per andare al ristorante/al pub/a fare la spesa e nevica (doposci, pantaloni, calze, maglione, giacca a vento, cappello, ombrello, sciarpa, varie ed eventuali)
- quando si esce di casa per andare al ristorante/al pub/a fare la spesa e fa un freddo porco (stivali, calze, calzini, pantalni pesanti, maglione, maglia di sotto, giacca a vento, cappello, sciarpa, guanti e chi più ne ha più ne metta)
- quando si va a sciare e è bel tempo (tuta da sci leggera, maglietta di sotto leggera, occhiali, fascia per capelli, guanti, calzini)+ scarponi, sci, racchette da sci
- quando si va a sciare e nevica (tuta da sci leggera, maglietta di sotto leggera, maschera da neve, cappellino, guanti impermeabili, calzamaglia)+ scarponi, sci, racchette da sci
- quando si va a sciare e fa un freddo porco (tuta da sci pesante, maxi giacca a vento che para tutto, calzamagliona di lana, calzini di lana, t shirt, maglia di sotto in pile, guanti impermeabili, sottoguanto in seta, maschera, passamontagna, scaldacollo, cappellino) + scarponi, sci, racchette da sci
Consideriamo anche il fatto che sciando si suda e quindi almeno 3 cambi di calzini e di magliette per 4 giorni concedetemeli.
Bene, avete focalizzato tutta questa roba? Ecco, se fosse tutta riunita dentro un armadio/scatolone/mobile fare la valigia sarebbe ben poca cosa. Ma ora immaginatevela sparsa qua e là e suddivisa senza un criterio ben preciso ma chiaro solo a mia madre (ecco dunque l'errore nel sistema, ancora inspiegabile ai più: perchè ogni anno affidiamo incautamente a mia madre la gestione della roba da sci?) in una serie di scatoloni chiusi in soffitta sopra ai quali stanno chili di altre cose e avrete una vaga idea di quello che devo subire ogni anno, quando mi appresto a fare la valigia per andare a sciare.
Già questo di per sè basterebbe e avanzerebbe, ma non è tutto! Già, perchè io vivo in una famiglia di gente che scia da almeno 30 anni e che in tutto questo arco di tempo non hanno buttato via nulla, ma nulla nulla di quello che aveva.
Eccomi dunque in soffitta a destreggiarmi fra racchette da sci degli anni settanta, dribblare un paio di pedule peluchose degli anni ottanta e arraffare i miei pantaloni da sci...No, cavoli, qui non c'è la giacca a vento...vediamo se è in quest'altra scatola. Niente da fare, ne escono, in ordine di apparizione:
nr. 1 tuta di mio padre della Fila, quella della nazionale italiana sci degli anni 90, uguale a Alberto Tomba e tutta stinta che mi domando cosa se ne faccia;
nr. 1 paio di fuseaux da neve blu a fiorellini (aargh) con le ghette di proprietario ignoto, di quelli che quando te li metti ti fanno subito salire l'aceto perchè il cavallo ti scende alle ginocchia in men che non si dica,
nr 2 moschettoni che usava mio padre quando faceva le cordate al cai
nr. 1 paio di guanti tipo moffola(che io odio, quei cavolo di guanti con un solo dito fuori non ti permettono di fare nulla, nemmeno indicare o mandare a fanculo, solo battere il cinque!) che hanno un aspetto scomodo e antiquato.
Sotto un cumulo di roba scovo una borsa, dalla quale fuoriescono la mia maschera (Deo Gratias) insieme a degli occhiali da sci specchiati stile De Sica in Vacanze di Natale, il mio cappellino e una fascia per capelli sulla quale è scritto San Sicario 1978...oh yeah!
Sì, ma la giacca a vento e i miei guanti ancora non si trovano...In fondo in fondo ecco che emerge uno scatolone. Lo apro e ne escono: 4 pile da sci miei (evvaiii), maglia di lana da sci dello sciclub Nuovo Pignone 1984 di fattura fantozziana, la mia calzamaglia, un colbacco di pelo marrone, non so se vero o finto e probabilmente risalente agli anni della cortina di ferro e dulcis in fundo, finalmente la mia giacca a vento!!
Adesso ho tutto, posso infilare ogni cosa in valigia e trarre un lunghissimo sospiro di sollievo...almeno fino al prossimo anno e alla prossima vacanza sulla neve!
ps: se qualcuno di voi a carnevale volesse vestirsi da sciatore degli anni '70 sapete a chi rivolgervi per avere l'attrezzatura completa
giovedì 15 gennaio 2009
mercoledì 24 dicembre 2008
La vigilia di Natale

Credo sia la terza volta nella mia vita che mi capita di passare una vigilia di Natale malata.
Beh su 28 anni di vita, visto e considerato che Natale cade in uno dei periodi più freddi e influenzosi dell'anno, ci stava tutto.
A questo giro però niente consueta influenzona con tosse e febbroni ma una simpatica gastroenterite che non mi permetterà di strafogarmi domani nel pranzone di Natale, con grande disappunto di mia madre che, dopo aver iniziato già da ieri a preparare manicaretti per un esercito, ha scoperto di aver perso due delle sue bocche migliori: io, vittima di dissenteria, e mio cugino, che ha invece preferito una più tradizionale influenza.
Al di là del malessere e del conseguente giramento di palle alquanto palese (ancora non so se riuscirò a partire per il viaggio programmato a Santo Stefano) devo essere grata alla mitica gastroenterite perchè mi ha dispensato dal penoso rush finale degli ultimi acquisti. Così coloro ai quali ho comprato il regalo nei giorni precedenti troveranno qualcosa sotto il loro alberello, mentre i pochi sventurati per i quali il regalo doveva essere comprato oggi...si dovranno attaccare!!
Buon Natale a tutti!
State attenti alla dissenteria che dicono sia in giro e io lo posso confermare!!
lunedì 15 dicembre 2008
Deliri dal mondo delle tenebre
I terrificanti deliri che lo scorso anno mi avevano avvolta nella loro densa morsa di orrore sono tornati. E' incredibile. Credevo di essermene liberata, che fossero andati, scomparsi per sempre, e invece eccoli di nuovo qui. Mi hanno trovata di nuovo. Ci hanno trovati.
Mi avevano portato sulla soglia della pazzia e della paranoia. Ricordo che per settimane avevo provato quella sensazione di insicurezza. Sapevo che ovunque andassi li avrei trovati, pronti, appostati, in attesa di colpire, di colpirci. Ricordo quel formicolio alla nuca e i sudori freddi quando, trovandomi da sola in una strada, mi accorgevo che uno di loro era nei paraggi, che probabilmente mi stava guardando. Che avrebbe potuto avvisare gli altri. Che, essendo in superiorità numerica, avrebbero potuto attaccarmi quando avessero ritenuto più opportuno e non avrei trovato via dove scappare o anfratto dove nascondermi.
Mi avrebbero dilaniata con le loro mani ad artiglio, e succhiato la mia anima. Trascinata nel loro mondo di tenebre e orrori.
Ricordo bene quel tipo di terrore perchè è lo stesso che provo in questi giorni, da quando mi sono accorta che quegli esseri mostruosi sono tornati da noi per tormentarmi, per tormentarci, forse per distruggerci definitivamente.
In realtà non siamo mai stati veramente liberi da loro. Per tutti questi mesi, ora ne sono certa, hanno trovato rifugio da qualche parte e hanno atteso il momento più opportuno per tornare. Tutti questi mesi nascosti ad aspettare.
Aspettavano che le ore di tenebra prevalessero su quelle di luce. Con il buio gli uomini sono più vulnerabili, la loro mente si perde in mille divagazioni e loro hanno più potere. Loro invece sono più agili, possono vedere anche nelle più profonde oscurità. Possono tornare a controllarci, ci possono spiare senza che noi ce ne accorgiamo.
Agli inizi ho rifiutato di crederci.
Da mesi non ne avevo più visti, perchè mai sarebbero dovuti tornare? Sicuramente erano frutto delle mie allucinazioni.
Oggi so che non mi sono sbagliata. Sono davvero tornati.
Si moltiplicano esponenzialmente. Ci spiano. Si nutrono delle nostre menti, delle nostre anime e leggono i nostri pensieri. Sono ovunque.
Questi esseri mostruosi dall'apparenza solo vagamente umana pronti ad attaccarci, a dilaniarci. Ci relegheranno nel loro mondo di tenebre e si prenderanno il nostro.
Occuperanno le nostre abitazioni e vivranno le nostre vite, tenendoci prigionieri.
Li vedo, sono migliaia, pendono dalle pareti, si nascondono nelle case, nei giardini, mani come tenaglie, il volto privo di occhi ma capaci di vedere lontano, la piccola bocca cucita in attesa di divorare.
Sono lì e attendono. Attendono che sia il momento opportuno. Sono troppi. Ormai non abbiamo più scampo. Il mondo sarà loro.
Accident'a quei babbi natali di m...a appesi ai muri delle case!
Mi avevano portato sulla soglia della pazzia e della paranoia. Ricordo che per settimane avevo provato quella sensazione di insicurezza. Sapevo che ovunque andassi li avrei trovati, pronti, appostati, in attesa di colpire, di colpirci. Ricordo quel formicolio alla nuca e i sudori freddi quando, trovandomi da sola in una strada, mi accorgevo che uno di loro era nei paraggi, che probabilmente mi stava guardando. Che avrebbe potuto avvisare gli altri. Che, essendo in superiorità numerica, avrebbero potuto attaccarmi quando avessero ritenuto più opportuno e non avrei trovato via dove scappare o anfratto dove nascondermi.
Mi avrebbero dilaniata con le loro mani ad artiglio, e succhiato la mia anima. Trascinata nel loro mondo di tenebre e orrori.
Ricordo bene quel tipo di terrore perchè è lo stesso che provo in questi giorni, da quando mi sono accorta che quegli esseri mostruosi sono tornati da noi per tormentarmi, per tormentarci, forse per distruggerci definitivamente.
In realtà non siamo mai stati veramente liberi da loro. Per tutti questi mesi, ora ne sono certa, hanno trovato rifugio da qualche parte e hanno atteso il momento più opportuno per tornare. Tutti questi mesi nascosti ad aspettare.
Aspettavano che le ore di tenebra prevalessero su quelle di luce. Con il buio gli uomini sono più vulnerabili, la loro mente si perde in mille divagazioni e loro hanno più potere. Loro invece sono più agili, possono vedere anche nelle più profonde oscurità. Possono tornare a controllarci, ci possono spiare senza che noi ce ne accorgiamo.
Agli inizi ho rifiutato di crederci.
Da mesi non ne avevo più visti, perchè mai sarebbero dovuti tornare? Sicuramente erano frutto delle mie allucinazioni.
Oggi so che non mi sono sbagliata. Sono davvero tornati.
Si moltiplicano esponenzialmente. Ci spiano. Si nutrono delle nostre menti, delle nostre anime e leggono i nostri pensieri. Sono ovunque.
Questi esseri mostruosi dall'apparenza solo vagamente umana pronti ad attaccarci, a dilaniarci. Ci relegheranno nel loro mondo di tenebre e si prenderanno il nostro.
Occuperanno le nostre abitazioni e vivranno le nostre vite, tenendoci prigionieri.
Li vedo, sono migliaia, pendono dalle pareti, si nascondono nelle case, nei giardini, mani come tenaglie, il volto privo di occhi ma capaci di vedere lontano, la piccola bocca cucita in attesa di divorare.
Sono lì e attendono. Attendono che sia il momento opportuno. Sono troppi. Ormai non abbiamo più scampo. Il mondo sarà loro.
Accident'a quei babbi natali di m...a appesi ai muri delle case!
giovedì 11 dicembre 2008
Perlina di saggezza
Dopo mesi di latitanza riaffioro in superficie con questo pensiero che mi è venuto in mente oggi tornando da lavoro.
"non c'è domanda alla quale un buon dito medio alzato non possa rispondere"
"non c'è domanda alla quale un buon dito medio alzato non possa rispondere"
giovedì 30 ottobre 2008
La biglietteria della stazione
"per me si va ne la città dolente
per me si va ne l'etterno dolore
per me si va tra la perduta gente"
queste parole utilizzate da Dante per la porta dell'inferno io le riprenderei pari pari e le scriverei a caratteri cubitali sopra la biglietteria della stazione di Pistoia.
Ora, io SO che ci sono altri modi per prenotare un eurostar che non includano per forza il dover andare alla biglietteria della stazione ma, per una serie di ragioni che non mi va di star qui a spiegarvi io NON VOGLIO usufruire di questi altri modi.
Così eccomi a stringere il volante della mia lancia y, psicologicamente già in assetto da guerra e con lo stesso atteggiamento di Rambo. Lo scopo: prenotare il viaggio da Pistoia a Vercelli.
Primo errore commesso: mi sono avviata alla volta della stazione in un giorno feriale, con la pioggia alle 17 e 10, più o meno l'ora in cui arriva il treno da Firenze. Il treno da Firenze è strapieno di gente che scende tutta a Pistoia invadendo la stazione e, quel che è peggio, crea un intaso totale del traffico nelle vie limitrofe, causato dall'incauto riversarsi dei pendolari in strada e dagli ancor più incauti parenti dei pendolari summenzionti che parcheggiano in terza fila ostrendo il passaggio a qualsiasi cosa si muova via terra.
Arrivo alla stazione e, prima cosa, osservo il display: il treno da Firenze dovrebbe arrivare tra 10 minuti ma ha 10 minuti di ritardo, che significa 20 minuti per fare un biglietto, ce la faccio agile.
Due sportelli aperti: il primo con una sola donnina e l'altro con una fila luuunghissima di gente. Senza pensarci due volte mi metto dietro all'ultimo della coda luunga e la manovra si rivela azzeccata: la donnina sola all'altro sportello è la classica vecchietta che ha voglia di chiacchierare da morire: sarebbe stata una mossa da pivelli mettersi dietro di lei.
Così, mentre lei racconta non so cosa al bigliettaio, la mia coda progredisce in men che non si dica.
Ora sta al tizio col cappotto davanti a me che per convenzione chiamerò il tizio col cappotto.
Il tizio col cappotto fa quello che fanno tutti alla biglietteria della stazione di Pistoia: si piazza davanti allo sportello del bigliettaio, si piega a 90 gradi perchè a un'altezza di circa 70cm dal suolo c'è l'unica fessura nel vetro che separa il bigliettaio dall'utente, unico spiraglio che fa passare un filo di voce a malapena comprensibile e sbraita: UN BIGLIETTO PER LUCCAAAAA!
Vai, tutto regolare, faccio presto, ho ancora 15 min per prendere il biglietto e scappare prima dell'arrivo del treno da Firenze.
Ma qui l'imprevisto: il tizio col cappotto fa una domanda che non doveva fare: CHE ME LA FA LA FATTURAAAAAAAA?
Il bigliettaio sbianca, si alza e, quando torna con una cartellina consunta e ne estrae un consuntissimo e ingiallito libro delle fatture e un foglio di CARTA CARBONE (sì, avete capito bene ragazzi, carta carbone) sbianco anche io perchè capisco.
Capisco che più o meno è dall'epoca di Spadolini che non vengono fatte fatture a questa biglietteria e, insomma, siccome son passati un po' di anni ...beh, il bigliettaio non sa molto bene dove mettere le mani.
La mia intuizione si rivela ovviamente esatta.
Guardo nervosamente il tempo che passa e il momento dell'arrivo del treno da Firenze che si avvicina.
Il bigliettaio è ancora in alto mare, il tempo scorre, i minuti pure, una voce annuncia il treno da Firenze...
Dopo momenti che sembrano interminabili, finalmente il tizio col cappotto se ne va soddisfatto del suo biglietto per Lucca e della sua fattura. Sta a me. Come un fulmine mi avvicino al vetro, mi piego verso la fessura e tutto d'un fiato, parlando più veloce che posso "PERVERCELLISOLANDATACOLTRENODELLENOVEILTRENTUNO!"
"Come scusi? non ho capito. Dove vuole andare? a Vercelli?"
"Sì"
"Da Pistoia?"
"Sì"
"allora aspetti che inserisco la destinazione..."tricchettrocche (rumore di dita grassocce e incerte su tastiera) "da Pistoia...per Vercelli...il 31 ha detto?"tricchettrocche
"sì sì il 31 col treno delle nove, cambio a firenze, solo andata, seconda classe"
"...ecco...il 31....alle nove...deve cambiare a firenze, sa?" (ma non mi dire...) "allora...l'eurostar...seconda classe...corridoio o finestrino?"
"è uguale, è uguale" dico io mentre sento la voce registrata annunciare l'arrivo in stazione del treno da Firenze.
"allora un posto a caso" tricchettrocche "per Vercelli, il 31..." io intanto ho già preparato i soldi precisi del costo del biglietto, anche se so che è troppo tardi.
E difatti così è. Quando arrivo a stringere il biglietto tra le mani un'orda barbarica di gente è già scena dal treno e si è riversata nelle strade.
Torno sconsolata alla mia lancia y che ora è rinchiusa tra migliaia di macchine, metto la freccia, inserisco la marcia e a passo di lumaca mi avvio verso casa.
E per due settimane sono a posto, fino al prossimo viaggio a Vercelli...
per me si va ne l'etterno dolore
per me si va tra la perduta gente"
queste parole utilizzate da Dante per la porta dell'inferno io le riprenderei pari pari e le scriverei a caratteri cubitali sopra la biglietteria della stazione di Pistoia.
Ora, io SO che ci sono altri modi per prenotare un eurostar che non includano per forza il dover andare alla biglietteria della stazione ma, per una serie di ragioni che non mi va di star qui a spiegarvi io NON VOGLIO usufruire di questi altri modi.
Così eccomi a stringere il volante della mia lancia y, psicologicamente già in assetto da guerra e con lo stesso atteggiamento di Rambo. Lo scopo: prenotare il viaggio da Pistoia a Vercelli.
Primo errore commesso: mi sono avviata alla volta della stazione in un giorno feriale, con la pioggia alle 17 e 10, più o meno l'ora in cui arriva il treno da Firenze. Il treno da Firenze è strapieno di gente che scende tutta a Pistoia invadendo la stazione e, quel che è peggio, crea un intaso totale del traffico nelle vie limitrofe, causato dall'incauto riversarsi dei pendolari in strada e dagli ancor più incauti parenti dei pendolari summenzionti che parcheggiano in terza fila ostrendo il passaggio a qualsiasi cosa si muova via terra.
Arrivo alla stazione e, prima cosa, osservo il display: il treno da Firenze dovrebbe arrivare tra 10 minuti ma ha 10 minuti di ritardo, che significa 20 minuti per fare un biglietto, ce la faccio agile.
Due sportelli aperti: il primo con una sola donnina e l'altro con una fila luuunghissima di gente. Senza pensarci due volte mi metto dietro all'ultimo della coda luunga e la manovra si rivela azzeccata: la donnina sola all'altro sportello è la classica vecchietta che ha voglia di chiacchierare da morire: sarebbe stata una mossa da pivelli mettersi dietro di lei.
Così, mentre lei racconta non so cosa al bigliettaio, la mia coda progredisce in men che non si dica.
Ora sta al tizio col cappotto davanti a me che per convenzione chiamerò il tizio col cappotto.
Il tizio col cappotto fa quello che fanno tutti alla biglietteria della stazione di Pistoia: si piazza davanti allo sportello del bigliettaio, si piega a 90 gradi perchè a un'altezza di circa 70cm dal suolo c'è l'unica fessura nel vetro che separa il bigliettaio dall'utente, unico spiraglio che fa passare un filo di voce a malapena comprensibile e sbraita: UN BIGLIETTO PER LUCCAAAAA!
Vai, tutto regolare, faccio presto, ho ancora 15 min per prendere il biglietto e scappare prima dell'arrivo del treno da Firenze.
Ma qui l'imprevisto: il tizio col cappotto fa una domanda che non doveva fare: CHE ME LA FA LA FATTURAAAAAAAA?
Il bigliettaio sbianca, si alza e, quando torna con una cartellina consunta e ne estrae un consuntissimo e ingiallito libro delle fatture e un foglio di CARTA CARBONE (sì, avete capito bene ragazzi, carta carbone) sbianco anche io perchè capisco.
Capisco che più o meno è dall'epoca di Spadolini che non vengono fatte fatture a questa biglietteria e, insomma, siccome son passati un po' di anni ...beh, il bigliettaio non sa molto bene dove mettere le mani.
La mia intuizione si rivela ovviamente esatta.
Guardo nervosamente il tempo che passa e il momento dell'arrivo del treno da Firenze che si avvicina.
Il bigliettaio è ancora in alto mare, il tempo scorre, i minuti pure, una voce annuncia il treno da Firenze...
Dopo momenti che sembrano interminabili, finalmente il tizio col cappotto se ne va soddisfatto del suo biglietto per Lucca e della sua fattura. Sta a me. Come un fulmine mi avvicino al vetro, mi piego verso la fessura e tutto d'un fiato, parlando più veloce che posso "PERVERCELLISOLANDATACOLTRENODELLENOVEILTRENTUNO!"
"Come scusi? non ho capito. Dove vuole andare? a Vercelli?"
"Sì"
"Da Pistoia?"
"Sì"
"allora aspetti che inserisco la destinazione..."tricchettrocche (rumore di dita grassocce e incerte su tastiera) "da Pistoia...per Vercelli...il 31 ha detto?"tricchettrocche
"sì sì il 31 col treno delle nove, cambio a firenze, solo andata, seconda classe"
"...ecco...il 31....alle nove...deve cambiare a firenze, sa?" (ma non mi dire...) "allora...l'eurostar...seconda classe...corridoio o finestrino?"
"è uguale, è uguale" dico io mentre sento la voce registrata annunciare l'arrivo in stazione del treno da Firenze.
"allora un posto a caso" tricchettrocche "per Vercelli, il 31..." io intanto ho già preparato i soldi precisi del costo del biglietto, anche se so che è troppo tardi.
E difatti così è. Quando arrivo a stringere il biglietto tra le mani un'orda barbarica di gente è già scena dal treno e si è riversata nelle strade.
Torno sconsolata alla mia lancia y che ora è rinchiusa tra migliaia di macchine, metto la freccia, inserisco la marcia e a passo di lumaca mi avvio verso casa.
E per due settimane sono a posto, fino al prossimo viaggio a Vercelli...
domenica 26 ottobre 2008
Ultime notizie dal mio piccolo mondo
Non che abbia molto da scrivere.
Anzi, scrivo questo post per rassicurare i 4 gatti abituati a fare una capatina qui di tanto in tanto che sono ancora viva.
Purtroppo ultimamente non ho avuto nè tempo nè voglia di scrivere, non sentendomi molto ispirata.
La mole di lavoro è aumentata esponenzialmente, così come è calato il mio tempo libero.
Ogni volta mi ripeto sempre: ah, quando ho un attimo di tempo faccio questo, sistemo quello...Poi di fatto, come questo week end, succede che sono talmente stanca che non faccio un tubo, resto come una scema a fissare il muro, mi perdo in un bicchiere d'acqua e di tutte le cose che volevo fare non ne ho portata a termine nessuna, anzi, ne ho aggiunte altre alla lista.
Sono sempre più nervosa e intollerante, ma non di quell'intolleranza ganza che mi aveva fatto partorire i vari post con infamate a destra e a manca.
Sono di un intollerante acidulo che mi piace poco. Se prima ero un'incazzata reattiva, adesso sono un'incazzata passiva e questo mi piace poco.
Comunque sono viva, arranco dietro alle mille cose che devo fare, ho sempre il dito medio facile quando sono al volante e un venerdì sì e un venerdì no mi si può trovare alla stazione a prendere una serie di coincidenze a domino che mi portano dal mio amato.
Se avrò tempo più in là vi parlerò del fac-simile del test di cultura generale per la preselezione a un concorso sui beni culturali che sto studiando perchè meriterebbe un bell'infamone!!
Ciao a tutti, statemi bene come cerco di fare io
Anzi, scrivo questo post per rassicurare i 4 gatti abituati a fare una capatina qui di tanto in tanto che sono ancora viva.
Purtroppo ultimamente non ho avuto nè tempo nè voglia di scrivere, non sentendomi molto ispirata.
La mole di lavoro è aumentata esponenzialmente, così come è calato il mio tempo libero.
Ogni volta mi ripeto sempre: ah, quando ho un attimo di tempo faccio questo, sistemo quello...Poi di fatto, come questo week end, succede che sono talmente stanca che non faccio un tubo, resto come una scema a fissare il muro, mi perdo in un bicchiere d'acqua e di tutte le cose che volevo fare non ne ho portata a termine nessuna, anzi, ne ho aggiunte altre alla lista.
Sono sempre più nervosa e intollerante, ma non di quell'intolleranza ganza che mi aveva fatto partorire i vari post con infamate a destra e a manca.
Sono di un intollerante acidulo che mi piace poco. Se prima ero un'incazzata reattiva, adesso sono un'incazzata passiva e questo mi piace poco.
Comunque sono viva, arranco dietro alle mille cose che devo fare, ho sempre il dito medio facile quando sono al volante e un venerdì sì e un venerdì no mi si può trovare alla stazione a prendere una serie di coincidenze a domino che mi portano dal mio amato.
Se avrò tempo più in là vi parlerò del fac-simile del test di cultura generale per la preselezione a un concorso sui beni culturali che sto studiando perchè meriterebbe un bell'infamone!!
Ciao a tutti, statemi bene come cerco di fare io
lunedì 15 settembre 2008
L'autunno del precario
Come tutti avevano preannunciato, ecco l'autunno che arriva.
Non so come sia andata agli altri, ma a me ha colto veramente alla sprovvista.
Tutto a un tratto sabato sera, uscendo da lavoro alle 20 e 30, realizzo in sequenza le seguenti cose: 1) è buio 2) sta pioviscolando 3) cazzo che freddo!
E così, salendo in macchina e tornando verso casa coi fari accesi, ho realizzato che la bella stagione era davvero finita.
Cosa pensavo, illusa, che l'estate sarebbe durata ancora per molto?
Beh questo non lo so, ma ormai il caldo e il sole mi parevano un dato di fatto.
Comunque, al di là del mio odio risaputo verso l'autunno la cosa che mi ha stupita di più è stato il fatto di essermi trovata catapultata in un clima freddo/umido/bigio senza niente che mi avesse preparata all'impatto.
Sarà colpa della mancata festa dell'Unità, che come un memento mori (eh eh, come sono colta!) mi ricordava che anche la bella stagione aveva una sua fine, o del fatto che, dopo essermi laureata, non bazzico più cartolerie e biblioteche, oppure ancora che sono andata in vacanza prima quest'anno, a luglio, e che sono tornata prima di ferragosto, con una bella fetta di estate ancora da spendere.
Così, di punto in bianco mi ritrovo a fronteggiare una realtà sulla quale non ci piove: (anzi, sulla quale pioverà un bel po', considerata la piovosità degli autunni e degli inverni pistoiesi) l'estate è finita, torna il freddo e, cosa molto ma molto brutta, riaprono le scuole.
Pensare che fino a qualche tempo fa ero informatissima sulla data della cruciale riapertura! Quest'anno invece, non fosse stata per la vista della faccia sminchiata di mio cugino ieri sera, militante in quarta superiore, mi sarei accorta dell'inizio delle scuole stamattina, nel modo peggiore
Questo forse è uno dei lati più noiosi dell'inizio dell'autunno: la riapertura delle scuole e la ripresa della maledetta gazzarra mattutina: genitori che portano fino alla porta della classe i bambini col grembiulino lasciando suvvoni in mezzo alla strada, adolescenti su scooter impazziti che fanno manovre da brivido, ragazzine (come direbbe Loris "Piccole troie crescono") truccate e scollate che attraversano la strada senza guardare e ancora autobus stracarichi guidati da autista sclerato e scuolabus guidati da autisti ancora più sclerati. (giacché, si sa, lo sclero di un autista al mattino nei giorni feriali è inversamente proporzionale all'età dei passeggeri: col calare dell'età aumenta l'incazzatura).
Penso a quando ero piccola e, come mio cugino, ero sminchiata all'inizio dell'anno scolastico. Adesso, guardando quei ragazzi con lo zaino in spalla dal finestrino della mia macchina ho provato per la prima volta un'invidia strana che non ha a che fare con discorsi del tipo "loro sono giovani e io vecchia" (sticavoli! non tornerei a 16 anni nemmeno se mi pagassero!). No, ho pensato che loro, ancora per qualche anno, hanno un posto dove andare, hanno qualcosa da fare. Sanno già dove potranno stare tutte le mattine per 9 mesi, indicativamente conoscono quello che li aspetta.
Io invece da qui a 2 mesi non so dove sarò, quando non avrò più questo lavoro che tante volte mi fa bestemmiare (anzi, troppe volte). Probabilmente sarò a casa, al caldo del riscaldamento, a cercare di inventarmi qualcosa, a studiare per concorsi, a mandare curriculum e chissà se prima della chiusura delle scuole avrò trovato qualcosa di buono da fare.
Mi è tornata in mente una frase del mio prof di inglese, frase che allora mi rimase molto sulle scatole: "alla vostra età non potete far niente di meglio da che studiare". Oggi, a 28 anni, mi rendo conto che forse tutti i torti non aveva.
Starò invecchiando? Corro a prendere del botulino
Non so come sia andata agli altri, ma a me ha colto veramente alla sprovvista.
Tutto a un tratto sabato sera, uscendo da lavoro alle 20 e 30, realizzo in sequenza le seguenti cose: 1) è buio 2) sta pioviscolando 3) cazzo che freddo!
E così, salendo in macchina e tornando verso casa coi fari accesi, ho realizzato che la bella stagione era davvero finita.
Cosa pensavo, illusa, che l'estate sarebbe durata ancora per molto?
Beh questo non lo so, ma ormai il caldo e il sole mi parevano un dato di fatto.
Comunque, al di là del mio odio risaputo verso l'autunno la cosa che mi ha stupita di più è stato il fatto di essermi trovata catapultata in un clima freddo/umido/bigio senza niente che mi avesse preparata all'impatto.
Sarà colpa della mancata festa dell'Unità, che come un memento mori (eh eh, come sono colta!) mi ricordava che anche la bella stagione aveva una sua fine, o del fatto che, dopo essermi laureata, non bazzico più cartolerie e biblioteche, oppure ancora che sono andata in vacanza prima quest'anno, a luglio, e che sono tornata prima di ferragosto, con una bella fetta di estate ancora da spendere.
Così, di punto in bianco mi ritrovo a fronteggiare una realtà sulla quale non ci piove: (anzi, sulla quale pioverà un bel po', considerata la piovosità degli autunni e degli inverni pistoiesi) l'estate è finita, torna il freddo e, cosa molto ma molto brutta, riaprono le scuole.
Pensare che fino a qualche tempo fa ero informatissima sulla data della cruciale riapertura! Quest'anno invece, non fosse stata per la vista della faccia sminchiata di mio cugino ieri sera, militante in quarta superiore, mi sarei accorta dell'inizio delle scuole stamattina, nel modo peggiore
Questo forse è uno dei lati più noiosi dell'inizio dell'autunno: la riapertura delle scuole e la ripresa della maledetta gazzarra mattutina: genitori che portano fino alla porta della classe i bambini col grembiulino lasciando suvvoni in mezzo alla strada, adolescenti su scooter impazziti che fanno manovre da brivido, ragazzine (come direbbe Loris "Piccole troie crescono") truccate e scollate che attraversano la strada senza guardare e ancora autobus stracarichi guidati da autista sclerato e scuolabus guidati da autisti ancora più sclerati. (giacché, si sa, lo sclero di un autista al mattino nei giorni feriali è inversamente proporzionale all'età dei passeggeri: col calare dell'età aumenta l'incazzatura).
Penso a quando ero piccola e, come mio cugino, ero sminchiata all'inizio dell'anno scolastico. Adesso, guardando quei ragazzi con lo zaino in spalla dal finestrino della mia macchina ho provato per la prima volta un'invidia strana che non ha a che fare con discorsi del tipo "loro sono giovani e io vecchia" (sticavoli! non tornerei a 16 anni nemmeno se mi pagassero!). No, ho pensato che loro, ancora per qualche anno, hanno un posto dove andare, hanno qualcosa da fare. Sanno già dove potranno stare tutte le mattine per 9 mesi, indicativamente conoscono quello che li aspetta.
Io invece da qui a 2 mesi non so dove sarò, quando non avrò più questo lavoro che tante volte mi fa bestemmiare (anzi, troppe volte). Probabilmente sarò a casa, al caldo del riscaldamento, a cercare di inventarmi qualcosa, a studiare per concorsi, a mandare curriculum e chissà se prima della chiusura delle scuole avrò trovato qualcosa di buono da fare.
Mi è tornata in mente una frase del mio prof di inglese, frase che allora mi rimase molto sulle scatole: "alla vostra età non potete far niente di meglio da che studiare". Oggi, a 28 anni, mi rendo conto che forse tutti i torti non aveva.
Starò invecchiando? Corro a prendere del botulino
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